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"Meglio il divano di 1.300 euro al mese"

Timorosi di perdere il sussidio, molti giovani rifiutano l'offerta

"Meglio il divano di 1.300 euro al mese"

Sul tavolo un contratto a tempo determinato per un periodo che può andare da 3 mesi fino a un anno, a scelta anche del candidato, con la possibilità di essere rinnovato. La retribuzione per 40 ore settimanali, secondo le norme del Contratto nazionale del commercio, è tra i 1.100 e i 1.300 euro (netti), mentre per l'opzione 20 ore, sempre al netto delle ritenute, tra 700 e 800 euro. Niente male per un giovane o un disoccupato, peccato che a fronte di decine di colloqui, gran parte di coloro che si sono presentati hanno subito evidenziato la volontà di non perdere il reddito di cittadinanza. È quanto denuncia Helbiz Kitchen, business unit di Helbiz, società leader mondiale nella micromobilità (monopattini, biciclette e scooter elettrici) e da poco quotata al Nasdaq di New York.

Helbiz Kitchen, che opera per ora solo su Milano, prepara e consegna a domicilio piatti e portate su 6 menù diversi in un unico ordine. «A fronte dell'ottimo riscontro da parte della clientela e del numero sempre più crescente di ordini giornalieri - lo sfogo dell'azienda - è stata avviata una campagna di assunzioni su Milano per la figura del butler, cioè il maggiordomo che porta il cibo nelle case dei clienti, spiegandone caratteristiche e qualità. Ma in poche settimane di ricerca del personale, l'esito è stato tutt'altro che scontato». E oltre a chi ha chiaramente detto di non voler rinunciare al reddito di cittadinanza, diversi candidati «si sono dichiarati disposti - rivela Helbiz Kitchen - a soluzioni di compromesso, immediatamente rifiutate dall'azienda», in pratica a essere pagati in nero.

Tra gli altri motivi di rifiuto, preferendo il comodo far niente remunerato dallo Stato a un'attività regolarmente contrattualizzata e stipendiata, anche il fatto di «ritenere il lavoro di butler troppo faticoso».

Helbiz, da parte sua, precisa che «continuerà nel suo percorso di assunzioni, consapevole della volontà di investire

in Italia e offrire una prospettiva lavorativa solida a tutti coloro che ne coglieranno l'opportunità». È l'ennesimo riscontro pratico di come il reddito di cittadinanza, come è stato pensato, sia deleterio per il Paese.

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