La carica delle donne di destra

Nonostante la retorica femminista dei partiti di sinistra, molte di loro sono esponenti di partiti conservatori o indipendenti sostenute dai gruppi di centrodestra

La carica delle donne di destra

È l'ora della svolta rosa della politica europea, con una intera generazione di donne che sta man mano provando ad occupare gli scranni più alti del potere nazionale e sovranazionale.
Anche in Italia gli ultimi sondaggi che proiettano Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia davanti al Pd e dietro solo alla Lega di Salvini, stanno a testimoniare due tendenze interessanti: la prima, quella accennata, di una leader politica che ormai non nasconde più di mirare a Palazzo Chigi; la seconda, di una retorica spicciola del femminismo e della valorizzazione del ruolo della donna tipica degli schieramenti di sinistra, soppiantata dalle molte protagoniste in giro per l'Europa esponenti del mondo conservatore.

A cominciare dalla Francia. Marine Le Pen, a un anno dalle presidenziali, è balzata al primo posto nell'indice di popolarità tra i giovani e il suo Rassemblement National è sempre più proiettato verso un ballottaggio con Emmanuel Macron come nel 2017, ma col rischio che stavolta la solita alleanza del fronte repubblicano che le impedì di approdare all'Eliseo possa saltare. La "dannata" Marine, da destra, punta a prendersi il Paese.

Allo stesso modo, ma dal fronte dei Verdi, Annalena Baerbock è pronta a pensionare Angela Merkel dopo 16 anni alla guida della Germania. Non solo, la sua irresistibile ascesa rappresenta una luce di speranza per i socialdemocratici, e soprattutto le socialdemocratiche, di mezza Europa, proprio perché, come l'attuale Cancelliera, è ad un passo da un'investitura di leadership continentale, più che nazionale.

Nei paesi scandinavi, com'è noto, le donne sono già da tempo un punto di riferimento dell'elettorato intero, come testimonia la giovanissima Sanna Marin, a 35 anni già capo del governo in Finlandia. Ma il Baltico, come il Mediterraneo, racconta di un binomio molto stretto tra donne e politica conservatrice.
Kaja Kallas, Primo Ministro dell'Estonia dal 26 gennaio 2021, è segretaria del Partito riformatore estone, che in Europa siede tra le fila dell'ALDE, ma pur avendo un'agenda di chiaro stampo liberale non è insensato accostare molti aspetti della sua narrazione politica a quelli del conservatorismo.
Al pari di Ingrida Šimonytė, Primo Ministro della Lituania, eletta come "indipendente" ma che è riuscita a mettere insieme in coalizione il partito ultraprogressista "Liberal Movement" con due raggruppamenti "pesanti" di centro-destra come Homeland Union e Freedom Party.

E che dire dell'esempio greco, con il Presidente Katerina Sakellaropoulou fortemente voluta dal partito conservatore del premier Mitsotakis, Nea Demokratia. Ci sono poi in giro per il Vecchio Continente dei laboratori politici "variegati", come quello della Danimarca, guidata dalla socialdemocratica Mette Frederiksen, che ha per giunta spostato ancor più a sinistra l'asse del proprio partito in ambito economico, ma che allo stesso tempo è nota anche per le sue posizioni "salviniane" di contrasto all'immigrazione di massa.
Resta un esponente della sinistra dura e pura, invece, Zuzana Čaputová, Presidente della Repubblica Slovacca, che ha beneficiato però, più che del contenuto politico, della sua campagna giustizialista volta alla sovversione di un sistema politico altamente corrotto.
A farle da contraltare c'è la "vicina" Judit Varga, 41enne nuova titolare del Ministero della Giustizia dell’Ungheria. È uno dei volti più celebri di Fidesz e anche per questo fortemente accreditata per succedere a Viktor Orban, grazie al suo approccio giovanile e di tendenza col mondo dei social e col dialogo con le nuove generazioni, pur rimanendo strettamente coinvolta nella promozione dell’agenda conservatrice di Fidesz.

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