nostro inviato a Seul
Dopo una mattinata passata al Seoul national cemetery per deporre una corona di fiori in onore dei caduti della Guerra di Corea e in attesa del bilaterale con il presidente Lee Jae-Myung in programma questa mattina alla Blue House, Giorgia Meloni passa buona parte della giornata a occuparsi della questione Groenlandia, un fronte dove la tensione tra Stati Uniti e Europa ha ormai superato il livello di guardia. Sono diverse le telefonate con leader europei e non. E tra le più importanti ci sono quelle con Donald Trump e Mark Rutte, segretario generale della Nato. Nel tentativo di provare ad avviare una de-escalation dopo che il presidente americano ha minacciato dazi al 10% per i Paesi che hanno mandato militari in Groenlandia (Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia).
D'altra parte, aveva detto a Tokyo la premier solo due giorni fa, "la questione è politica e va risolta politicamente". Cercando di tenere insieme Stati Uniti e Europa sotto il comune ombrello della Nato. Perché, spiega Meloni durante un punto stampa in una delle sale riunioni al 15° piano del Lotte Hotel di Seoul, su quanto l'Europa sta facendo "c'è stato un problema di comprensione".
La premier spiega di aver sentito Trump e di avergli detto che "la previsione di un aumento di dazi nei confronti di chi ha scelto di contribuire alla sicurezza della Groenlandia è un errore" che "non condivido". "Gli ho espresso le mie perplessità", aggiunge ribadendo che "ora è necessario riprendere il dialogo ed evitare un'escalation". Una presa di distanza, quella di Meloni da Trump, che forse non ha precedenti e che a suo modo è il termometro di quanto la crisi in corso tra Washington e Bruxelles sia complessa. Ma che le opposizioni giudicano troppo timida. Secondo la segretaria del Pd Elly Schlein "Meloni doveva essere netta", per il leader del M5s Giuseppe Conte la premier "fa l'equilibrista e si arrampica sugli specchi".
È in questo quadro che Meloni sente anche Rutte, che - spiega - conferma "il lavoro che la Nato sta facendo" per tutelare gli interessi di tutti e non in contrapposizione agli Stati Uniti. Insomma, la premier condivide "l'attenzione che la presidenza americana attribuisce alla Groenlandia che è una zona strategica" minacciata da "attori ostili" (Cina su tutti). Ma, aggiunge, è "in questo senso" che va letta "la volontà di alcuni paesi europei di inviare le truppe". Insomma, "non un'iniziativa contro gli Stati Uniti, ma semmai contro altri attori". Ed è per questo, aggiunge, che "continuo a insistere sul ruolo della Nato" che è "il luogo dove cercare di organizzare insieme strumenti di deterrenza verso ingerenze che possono essere ostili".
Nel corso della giornata, dopo l'incontro con gli imprenditori italiani che operano in Corea del Sud, Meloni sente quasi tutti i leader europei, con l'obiettivo di ricomporre quella che - per cercare di abbassare i toni - preferisce definire una "incomprensione". Anche perché, spiega durante il punto stampa nella sua ultima tappa della missione asiatica che dopo l'Oman l'ha vista prima in Giappone e ora in Corea del Sud - Trump "mi pare fosse interessato ad ascoltare".
Sull'ipotesi che l'Italia possa partecipare come segnale di unità con gli europei alla missione in Groenlandia, Meloni preferisce invece soprassedere: "È prematuro parlarne". E a chi gli chiede se sulla questione ci sia una tensione con la Lega, si limita a un risposta molto sintetica: "Su questo punto non c'è un problema politico con la Lega".
Infine, nella telefonata con Trump, è stata formalizzata la presenza dell'Italia nel Board of peace che si occuperà della ricostruzione di Gaza.
Secondo Bloomberg, lo statuto dell'Onu parallelo che vuole inaugurare Trump prevede un contributo di un miliardo di dollari da ogni singolo membro. Un impegno di spesa che sarebbe molto gravoso per le nostre casse, ma che - filtra da fonti di Palazzo Chigi - è a discrezione dei singoli Paesi e non vincolante.