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Meloni in prima linea. "Centomila alloggi nei prossimi 10 anni". Scontro tra ministri

La premier ancora in conferenza stampa: Vinitaly, Cipro, i Cdm e il cambio di passo

Meloni in prima linea. "Centomila alloggi nei prossimi 10 anni". Scontro tra ministri
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da Roma

Un assaggio - termine solo per caso piuttosto azzeccato - Giorgia Meloni lo aveva dato a metà aprile durante la visita alla 58esima edizione del Vinitaly a Verona. Un punto stampa molto accogliente e soprattutto non tirato nei tempi, diverse gag a favore di giornalisti e fotografi, selfie con gli avventori. "Ma non è che Meloni ha cambiato approccio?", chiede un collega.

Sono passate poco più di due settimane e, senza entrare nel merito della strategia e della tattica, il dato fattuale non può che registrare una Meloni decisamente più incline a mettere la faccia in prima persona. Prima due punti stampa in sole 36 ore passate a Cipro, in occasione del Consiglio europeo informale. Ora due conferenze stampa post Consiglio dei ministri in tre giorni, la prima sul dl Primo maggio (ma per parlare della grazia a Nicole Minetti) e la seconda ieri sul Piano casa. Un deciso cambio di passo, dettato forse dalla batosta referendaria o magari dal contesto internazionale sempre più complicato. Di certo, la presa di distanza da quella che l'elettorato italiano considera kryptonite (Donald Trump e Benjamin Netanyahu) è netta.

Meloni si presenta in conferenza stampa accompagnata dal vicepremier Matteo Salvini e dal ministro Tommaso Foti. E rivendica il via libera del Consiglio dei ministri al Piano casa e alla proroga al taglio delle accise sui carburanti di 21 giorni: sul diesel a 20 centesimi a litro e sulla benzina a 5. E annuncia: "L'obiettivo è rendere disponibili circa 60mila alloggi che oggi non si possono assegnare perché non sono in condizioni tali da essere consegnati ai cittadini". In tutto, "vogliamo rendere disponibili oltre 100mila nuovi alloggi, tra popolari e assegnati a prezzi calmierati, nei prossimi dieci anni". Questi i numeri che fornisce Meloni. Che, infine, rivendica il via libera - arrivato sempre nel Cdm di ieri - del ddl Sgomberi, "un pacchetto di misure per rendere più efficace e veloce la liberazione degli immobili occupati abusivamente".

Al di là degli annunci e dei provvedimenti che vanno in porto, però, il dato resta la forte tensione post-referendum che ad oggi ancora non si dissolve. E che, seppure sottotraccia, sta minando anche i rapporti all'interno del centrodestra. Fino a un mese fa, per dire, non si avrebbe avuto alcun riscontro dello scontro accesso che si è tenuto ieri in Consiglio dei ministri tra il titolare della Cultura Alessandro Giulio e il vicepremier Matteo Salvini. E invece il referendum ha rotto gli argini, al punto che molti dei presenti non hanno esitato a raccontare l'accaduto. Nodo del contendere è una norma che prevede che si possa intervenire sulle abitazioni anche senza coinvolgimento delle soprintendenze. "Finché sarò ministro non consentirò che si violi l'articolo 9 della Costituzione", dice Giuli minacciando di non votare il Piano casa. "Non si può pensare che una casa popolare liberty degli anni '20 possa essere distrutta nei suoi aspetti architettonici semplicemente dicendo mi accingo a sventrarla", avrebbe argomentato Giuli. "Ma noi dobbiamo intervenire a Quarto Oggiaro", avrebbe replicato Salvini.

I toni, raccontano, sarebbero stati molto accesi nello stupore generale, con Meloni costretta a mediare non senza qualche punta di irritazione: "Mi avete scocciato, basta spocchia".

Uno scontro che sa di "liberi tutti". E che nell'era pre-referendum non sarebbe stato neanche lontamente immaginabile.

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