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Meloni riceve Rubio. Sul tavolo c'è anche la presenza italiana in Libia e Libano

Oggi l'incontro: è una "visita di cortesia" ma con protocollo rigido. Il nodo Hormuz

Meloni riceve Rubio. Sul tavolo c'è anche la presenza italiana in Libia e Libano
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da Roma

Quanto in pochi mesi si sia ribaltato il quadro politico internazionale lo raccontano piuttosto bene le ultime 48 ore di Giorgia Meloni. Che ieri ha ricevuto a Palazzo Chigi il primo ministro dell'Ungheria Péter Magyar, l'uomo che ha mandato in soffitta i 16 anni di dominio incontrastato di Viktor Orbán, che con la premier ha sempre avuto un rapporto privilegiato al punto che in molte occasioni Ursula von der Leyen ha chiesto proprio a Meloni di farsi ambasciatrice delle ragioni dell'Ue con Budapest. E che oggi alle 11.30 incontrerà il segretario di Stato americano Marco Rubio, per una visita "di cortesia" ma che ha l'obiettivo di rinsaldare un rapporto tra Roma e Washington che fino ad alcuni mesi fa sembrava solidissimo e che oggi è sfilacciato dalle sparate scomposte di un sempre più inaffidabile Donald Trump e dal fatto che ormai l'opinione pubblica italiana ed europea percepisce l'ex tycoon come il principale responsabile (insieme a Benjamin Netanyahu) di un mondo che si va sempre più incendiando. Insomma, materiale da maneggiare con cura: da un punto di vista strettamente geopolitico, perché l'imprevedibilità della Casa Bianca è ormai argomento di comune preoccupazione delle diplomazie occidentali, e sotto il profilo elettorale, perché Trump è diventato radioattivo, circostanza confermata dalle analisi del voto referendario.

Tutte ragioni per cui Meloni è ben contenta di ricevere Rubio a Palazzo Chigi nella situazione più protetta possibile: in casa e all'indomani dell'incontro distensivo tra il segretario di Stato americano e Leone XIV. Dall'opposizione, insomma, nessuno potrà accusarla di aver ceduto dopo i ripetuti affondi di Trump. Anche per questo, la premier ha deciso di non concedere alcuno strappo al protocollo diplomatico che regola gli incontri ufficiali tra leader di rango diverso (ovviamente conta la carica formale e non il reale peso politico). Così, Rubio sarà ricevuto nel cortile di Palazzo Chigi dal suo consigliere diplomatico Fabrizio Saggio. Sul tavolo del faccia a faccia ci saranno soprattutto la crisi iraniana e il nodo energetico, con l'Italia che confermerà la propria linea su Hormuz: disponibilità a fornire cacciamine ma solo dopo il via libera del Parlamento e all'interno di una cornice internazionale. Si parlerà molto, però, anche di Libia e Libano, due fronti sui quali l'amministrazione americana è interessata a un impegno italiano forse più che a Hormuz. Secondo la nostra diplomazia, infatti, gli Stati Uniti auspicano che si intensifichi la nostra presenza nelle due aree più critiche del Mediterraneo orientale.

Sul fronte Libia, l'Italia mantiene da tempo una presenza operativa e militare costante per la stabilizzazione dell'area. E proprio ieri Meloni - oltre all'ungherese Magyar e poi al premier polacco Donald Tusk - ha ricevuto a Palazzo Chigi Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh, primo ministro del governo di unità nazionale libico. Un incontro focalizzato su energia e migranti, riferiscono fonti di governo. Ma nel quale si è ragionato anche sulla presenza militare italiana nell'area. Basti pensare che solo pochi giorni fa, alla fine di aprile, la Libia ha ospitato la "Flintlock 2026", un'esercitazione militare a guida americana che ha coinvolto 1.500 militari da trenta Paesi e in cui l'Italia ha avuto un ruolo di primo piano. E che rappresenta un deciso cambio di passo, visto che per la prima volta dalla caduta di Gheddafi (2011) truppe americane e italiane sono tornate a condurre manovre terrestri sul territorio libico.

Anche sul versante Libano, spiegano fonti di governo, gli americani sono consapevoli che l'Italia si è ritagliata un ruolo centrale e che punta a restare protagonista nell'area al di là della scadenza della missione Unifil (proprio ieri un altro razzo ha colpito la base del contingente militare italiano a Shama, ma senza causare feriti). Prima di incontrare Meloni, Rubio ne discuterà con il suo omologo Antonio Tajani, con cui ha in programma un bilaterale alla Farnesina alle 10 di questa mattina. E in agenda, fa sapere il ministro degli Esteri dalla Germania, ci sarà certamente il Libano, dove "l'Italia può giocare un ruolo importante".

Insomma, ieri il primo contatto con il dopo Orbán e oggi le prove di distensione con Washington. Anche con uno sguardo a chi verrà dopo Trump.

Meloni ha una buona sintonia personale con il vicepresidente J.D. Vance, esponente di punta del mondo Maga. Ma è ben consapevole che Rubio è un repubblicano più tradizionalista con cui, probabilmente, è più facile trattare.

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