Fiamme a Teheran. Ma piovono missili su tutto il Golfo, colpita pure una base in Kuwait: "danni significativi" alla pista, salvi i trecento soldati italiani. "La situazione è preoccupante - riferisce Antonio Tajani - siamo pronti ad evacuare i nostri connazionali in Iran". Insomma, forse è ancora presto per la diplomazia, eppure è questa la linea che emerge dopo una conferenza telefonica alle dieci del mattino tra premier, i vicepremier, i ministri di Esteri e Difesa e i vertici dei servizi segreti. "Il presidente del Consiglio si terrà in contatto con i principali alleati e i leader della regione per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento della tensione". Una girandola di telefonate coi leader euroepi che impegna Giorgia Meloni per tutto il giorno. La posizione di Roma comunque è chiara. "Rinnoviamo la vicinanza alla popolazione civile che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici". Nessuna condanna esplicita all'intervento americano. Ma nemmeno un pieno appoggio politico. Infatti, "lavoreremo per una rapida de-escalation". Solidarietà ai leader dei paesi colpiti dalla reazione di Teheran.
E in serata nuova riunione a Palazzo Chigi, con due punti all'ordine del giorno, proteggere gli italiani intrappolati nelle zone calde e cercare un ruolo da giocare in questa crisi. Il vertice dura un'ora, sul tavolo le mappe della regione e una serie di dossier riservati messi a punto dai nostri diplomatici e 007. Crosetto partecipa dagli Emirati, collegato con il telefonino. Si esaminano diversi scenari di quella che all'inizio sembrava un blitz di pochi giorni e di limitate conseguenze, visto che pure per un gigante come gli States sarebbe impossibile controllare un territorio grande come l'Iran, tanto più senza mandare fisicamente truppe. E invece con il passare delle ore ci si accorge che la partita sarà dura e difficile.
Meloni vuole "fare rete" con gli europei e i moderati arabi. Merz, Starner e Macron in una nota criticano l'iniziativa Usa ma condannano gli attacchi di Teheran ai Paesi vicini, rinnovando l'appello a riprendere i colloqui sul nucleare. Pure l'Italia si darà da fare per far tacere le armi il prima possibile, spera "nell'avvio dei negoziati", però non condanna apertamente l'iniziativa di Washington e Gerusalemme. "Le guerre non sono mai la soluzione - dice il ministro degli Esteri - tuttavia dobbiamo renderci conto che, se Israele viene minacciata nella sua esistenza, reagisce attaccando". Anche perché gli ayatollah hanno l'atomica e "con i missili a lungo raggio possono colpire l'Occidente". E poi l'operazione Usa era nell'aria già da diversi giorni. I viaggi turistici e di lavoro erano stati sospesi e l'ambasciata semi svuotata.
In ogni caso "l'Italia non era stata preavvisata dell'attacco", rivela Matteo Salvini che in ogni caso assicura: "Siamo con chi lotta per la libertà". "Il blitz? Saputo ad attacco in corso", al punto che Guido Crosetto è bloccato a Dubai per la chiusura dello spazio aereo. E qui scoppia la polemica sul peso internazionale dell'Italia.
"A forza di essere osservatori col cappello in mano, finiamo per perdere la voce", dice Giuseppe Conte. "Il governo è assente mentre la Ue fissa la linea, nei momenti drammatici Meloni e Tajani parlano di altro", aggiunge Daniela Ruffino, Azione. Più prudente Elli Schlein, che critica gli Usa ma condanna "il regime teocratico". Ora Palazzo Chigi cercherà di aprire canali. Non sarà una passeggiata. Spiega Salvini: "La premier ha tutti i contatti che deve avere. Per noi dialogo e diplomazia sono la via preferibile, però è chiaro che chi è intervenuto aveva i suoi buoni motivi. Il regime di Teheran sta fabbricando la bomba atomica".
Alla Farnesina, dove è stata aperta un'unità di crisi, Tajani è in riunione costante con gli ambasciatori nel Medio Oriente. "La buona notizia è che non c'è nemmeno un italiano coinvolto". Quanto a Teheran, "non può avere armi nucleari".