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Meloni sente Starmer. "È urgente riaprire lo Stretto di Hormuz". Macron sfida Trump

L'Italia al vertice per lo Stretto con 40 Paesi. A Chigi la premier vede Tajani e Crosetto

Meloni sente Starmer. "È urgente riaprire lo Stretto di Hormuz". Macron sfida Trump
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da Roma

Riaprire Hormuz con Donald Trump che continua a cannoneggiare i suoi alleati minacciando di archiviare la Nato e lasciando intendere che potrebbe mettere fine alle ostilità con l'Iran senza preoccuparsi di garantire la navigazione nello Stretto è impresa piuttosto ardua. Eppure - ben consapevole che in diplomazia mostrare iniziativa vale quasi quanto ottenere davvero risultati - il primo ministro inglese Keir Starmer decide di provarci, convocando attorno allo stesso tavolo oltre 40 Paesi per cercare una soluzione alla crisi. Un vertice in video-collegamento presieduto dalla ministra degli Esteri Yvette Cooper a cui partecipano tra gli altri Francia, Germania, Italia (con il vicepremier Antonio Tajani), Canada, Australia, Emirati Arabi Uniti, Giappone e Sud Corea. Un format che va ben oltre la Nato e nel quale non sono presenti né Stati Uniti né Israele, che hanno unilateralmente deciso di aprire il conflitto con l'Iran. L'obiettivo, spiega Starmer, è "rendere Hormuz accessibile e sicuro dopo che i combattimenti saranno cessati". Ed è in questo senso che i colloqui dovrebbero servire a "valutare tutte le misure politiche e diplomatiche percorribili per restaurare la libertà di navigazione, garantire la sicurezza di navi e marinai e riprendere il movimento di beni vitali".

Attraverso lo Stretto di Hormuz, infatti, passa circa il 20% delle forniture di petrolio e gas mondiali e la sua chiusura sta causando uno shock energetico globale. Che colpisce solo in parte gli Stati Uniti, circostanza che permette a Trump di scaricare sull'Europa la patata bollente di una guerra che hanno voluto lui e Benjamin Netanyahu. E di farlo con una certa protervia se l'inquilino della Casa Bianca non esita a sbeffeggiare i "vecchi alleati" europei che "non hanno nemmeno una marina militare". Affondi che sono la conseguenza diretta della scelta dei principali Paesi dell'Ue - Francia, Italia e Spagna, mentre è meno definita la posizione della Germania - di non concedere le proprie basi a caccia e bombardieri statunitensi diretti in Iran. E proprio ieri l'Austria ha fatto sapere di aver rifiutato le richieste di Washington di sorvolo militare del proprio spazio aereo.

Ma è sull'asse Washington-Parigi che si registra uno scontro con pochi precedenti. Trump ironizza infatti su Emmanuel Macron, dicendo che la moglie Brigitte "lo tratta molto male", tanto che "si sta ancora rimettendo dal pugno che si è preso sulla mascella". Uno sconfinamento al privato che va oltre ogni più aggressiva regola d'ingaggio della diplomazia. Macron, che avrebbe potuto replicare evocando gli Epstein Files, si limita invece a definire i commenti dell'ex tycoon "né eleganti né all'altezza", che "non meritano risposta" soprattutto in un contesto in cui l'attualità è dominata da "cose troppo gravi", a cominciare dalla guerra. Poi affonda e accusa Trump di incoerenza cronica. "Non può continuare a contraddirsi ogni giorno", dice il presidente francese a proposito della minaccia di uscire dalla Nato.

Un quadro più che complesso. Tanto che, spiega Starmer, l'operazione di riapertura di Hormuz "non sarà facile". Peraltro, aggiunge, "non possiamo presumere che una de-escalation porterebbe necessariamente allo stesso tempo a una riapertura in sicurezza dello Stretto". Tutti temi che ieri sono stati al centro di una telefonata tra l'inquilino di Downing Street e Giorgia Meloni, nella quale i due hanno concordato sulla necessità di proseguire il coordinamento, anche con i Paesi del Golfo, lavorando a una de-escalation. Un segnale del fatto che l'Italia sta orientando l'asse verso un impegno multilaterale per una soluzione che, secondo il governo, passa necessariamente attraverso l'Onu. Concetto sul quale si è soffermato proprio Tajani.

Insieme agli omologhi olandese ed emiratino, il ministro degli Esteri ha ribadito la necessità di un percorso con le Nazioni Unite per creare al più presto un "corridoio umanitario", innanzitutto per i fertilizzanti e per tutto quanto servirà a evitare un nuova crisi alimentare innanzitutto nei Paesi africani. Questioni che la premier ha poi approfondito in una riunione ad hoc a Palazzo Chigi con Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e i vertici dell'intelligence.

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