Giorgia Meloni resta «senza parole». L'allontanamento della madre dai bambini della cosiddetta «famiglia nel bosco» scuote la politica. Ma le riflessioni che pesano di più sono quelle del presidente del Consiglio. Il leader di Fdi non intravede «l'interesse del minore» nel momento in cui dei bambini «vengono allontanati dal padre, poi dalla madre, per stare mesi e mesi in una casa-famiglia, sempre più soli». E questo, secondo la Meloni, perché il giudici del Tribunale per i minorenni non concordano con la visione del mondo, con lo stile di vita, della famiglia Trevallion-Birmingham. La scelta dei giudici ha una radice ed è ideologica. «I figli - ricorda il premier - non sono dello Stato. Sono delle mamme e dei papà». Esiste un limite che la magistratura dovrebbe tenere presente. Mentre «uno Stato» che pretenda «di sostituirsi» ai genitori ha già «dimenticato i suoi limiti», chiosa il leader. Il governo è già intervenuto con un provvedimento in grado di evitare casi simili o analoghi. L'augurio del capo del governo è che il Parlamento «possa approvarlo nel minor tempo possibile». E se il Garante dell'infanzia e dell'adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, pone l'accento sulla tutela della «salute psicosifica dei minori», è Angelo Bonelli, deputato di Avs e portavoce di Europa verde, ad attaccare per primo la posizione del leader dell'esecutivo. «Dovrebbe preoccuparsi dei propri limiti e degli obblighi che lo Stato ha di garantire un'istruzione obbligatoria per otto anni», osserva. La sinistra corre a sostegno delle toghe, non una novità. E la leva utilizzata è sempre quella dell'obbligatorietà dell'istruzione, che peraltro i bambini ricevevano anche nel bosco abruzzese. Anche la parlamentare del Pd Debora Serracchiani alza i toni: «La Meloni specula sulla pelle dei minori». L'offensiva del «campo largo» sembra non tener conto delle parole di De Febis, secondo cui i due bimbi non dovrebbero essere sottoposti a «ulteriori schock, con nuovi stravolgimenti della loro quotidianità, dopo aver già cambiato vita in maniera radicale solo pochi mesi fa». Carlo Calenda, che per sua stessa definizione sarebbe un liberale, si schiera con la coalizione targata Elly Schlein e Giuseppe Conte: «Quando si iniziano a trasformare episodi complessi di cronaca in campagna elettorale, spesso si fanno pessime figure, vedi Bibbiano». Dopo la posizione anti-occidentalista sull'Iran e sugli ayatollah, da Azione arriva la stoccata statalista sulla «famiglia nel bosco»: «Si dà un pessimo segnale sullo stato di salute (politico e mentale) di un esecutivo». Anche un altro esponente del sedicente fronte liberal del centrosinistra prende la palla al balzo per una critica al governo di centrodestra: «Da Meloni grave ingerenza, pensi alle bollette», annota il segretario di + Europa Riccardo Magi. Eppure la coalizione guidata
da Fdi continua a pensare che la sfera dell'educazione dei figli sia di competenza della famiglia. La Lega chiede l'invio degli ispettori al ministro Carlo Nordio e la deputata Simonetta Matone è netta: la «fretta del Tribunale» di separare i figli dalla madre è «immotivata». E se presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, di Fdi, ritiene «inopportuna» la decisione dei magistrati, Mariastella Gelmini, senatrice di Noi moderati, solidarizza a sua volta con la famiglia che viveva nel bosco di Palmoli, in Abruzzo: «Una decisione drastica, sproporzionata e inspiegabile, che costringe i piccoli a vivere un ulteriore trauma». Quello del centrodestra è un coro, che riguarda tanto la necessità di porre un freno all'ingerenza delle toghe quanto la tutela della libertà di educazione. Concetti che Il Partito democratico non condivide: «La presidente del consiglio ha tutti gli strumenti per informarsi e capire: se non fosse per attaccare i magistrati non avrebbe usato il megafono dei media come ha fatto oggi».
Anche Forza Italia ha detto la sua sulla vicenda, con il presidente del Consiglio regionale abruzzese Lorenzo Sospiri: la decisione è «vergognosa» pure perché «nessuno chiederà conto a quel giudice quando distruggerà quei tre bambini, per questo si deve andare a votare, perché è buon senso contro follia».