"Sì, viaggiare... certamente non volare, ma viaggiare". Lucio Battisti la cantava nel 1977 raccontando di un gruppo di amici in viaggio su una scassata utilitaria dell'epoca. Quasi cinquant'anni dopo su un catorcio chiamato Europa viaggiamo tutti noi. Ma due passeggeri dei primi posti, Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, han deciso: così non può andare avanti. E si son messi alla ricerca di qualcuno che "con un cacciavite in mano fa miracoli".
Quel qualcuno si chiama, ça va sans dire, Mario Draghi. Spetta a lui rimettere in sesto il vecchio catorcio europeo e consentirgli, se "non di volare", almeno di tornare a viaggiare. Impresa non facile. Cambiare il motore ovvero i rugginosi Trattati di Maastricht dell'altro secolo è troppo costoso e laborioso. Con il rischio di mandar in pezzi quel poco che ancora funziona. Dunque bisogna arrangiarsi con quanto c'è nel cofano.
La decisione è stata presa da Meloni e Merz nell'incontro del 22 gennaio a Villa Pamphili a Roma. Ma la vera partenza è prevista per domani al pre-vertice Ue sulla competitività convocato dal duo italo-tedesco d'intesa con il premier belga Art De Wever nel castello fiammingo di Alden Biesen. Il primo obiettivo del pre-summit è capire come snellire il catorcio europeo spogliandolo di tutti gli ammennicoli burocratici che lo bloccano a ogni buca impedendogli di decidere da che parte sterzare. Primo fra tutti l'obbligo delle votazioni all'unanimità. Una "via crucis" ormai impossibile per un Europa dei Ventisette lacerata da divisioni e crescenti nazionalismi.
La missione più urgente è dunque scovare nel macchinoso propulsore omologato nel 1992 le scorciatoie creative per decidere in 15. O in 9. O anche in meno. Insomma al cacciavite di Draghi - presente già venerdì quando il Castello di Alden Biesen accoglierà i Ventisette al completo - spetta disegnare un'Europa a formazione variabile e modulare. Il problema sarà trovare i volontari pronti a sporcarsi le mani assieme al "duo Merzoni" (così l'han già battezzato) e a consegnare il cacciavite magico all'"ingegner" Draghi.
Nel frattempo però bisogna evitare i sabotatori. Primo fra tutti il rancoroso Emmanuel Macron, costretto ad assistere allo smantellamento di quell'asse Parigi-Berlino che per un trentennio ha indirizzato l'Europa. Fin qui le granate lanciate dall'inquilino dell'Eliseo gli sono esplose in mano. Ieri una bomba più potente: l'evocazione di quegli "eurobond" ("un debito comune Ue per finanziare difesa e intelligenza artificiale") che l'Italia ha sempre sognato e Berlino inesorabilmente affossato. E infatti dalla cancelleria fanno sapere che sono contrarissimi, anche perché un debito comune europeo "distrae dall'argomento principale, ovvero il problema della produttività", mentre Meloni non ha fatto mezzo plissé, ormai avvezza alle bizze e ai sotterfugi dell'invelenito Emmanuel. Che peraltro deve ancora riprendersi dallo schiaffo infertogli da un Merz pronto a disertare il progetto del super caccia franco-tedesco per associarsi a quello avviato da Italia, Regno Unito e Giappone. Ma ovviamente le sue mosse peggiori Macron le tiene in serbo per l'incontro di quest'oggi a cui ha - seppur di malanimo - accettato di partecipare.
Da domani, insomma, l'Europa inizia un nuovo viaggio.
Con un motore da rifare, il rischio di una contrapposizione con Washington sempre più marcata e la consapevolezza che un precedente asse Roma-Berlino non è stato propriamente fortunato. Anche per questo bisognerà guidare lentamente. E "senza strappi al motore".