Migranti ospitati nelle ville di lusso: a Capalbio anche il Pd protesta

Il prefetto mette i migranti nelle ville storiche del centro. Insorge il sindaco dem: "A un poveraccio sfrattato non posso pagargli una stanza"

Migranti ospitati nelle ville di lusso: a Capalbio anche il Pd protesta

Anche Capalbio dovrà accogliere la sua quota di migranti. Nel tempio della sinistra radical chic i richiedenti asilo saranno saranno sistemati in un comprensorio del borgo medievale dalla torre merlata. Una scelta, quella presa dal viceprefetto di Grosseto Luigi Manzo, che ha mandato su tutte le furie il sindaco Luigi Bellumori (Pd) e i residenti che di accoglienza non vogliono sentir proprio parlare. Se l'ospitalità non dovesse essere revocata, il 25 agosto, alla vigilia del Premio Capalbio, sindaco e cittadini protesteranno contro il prefetto.

"Sono del Pd, diamine - tuona Bellumori in una intervista al Corriere della Sera - bisogna accogliere, per carità. Ma queste sono ville. E di gran lusso. Con giardino. Finemente arredate. Nel centro storico". Per ogni cittadino di Capalbio il sindaco ha a disposizione 31,28 euro l’anno da destinare allo stato sociale: "A un poveraccio sfrattato non posso pagargli una stanza. E per queste persone, dallo status da accertare, se ne spenderanno 33,50 al giorno. Il problema è la concentrazione nell’area più residenziale della perla della Maremma che, come Capri e Portofino, attrae turismo culturale. In 19mila ettari bisognava metterli proprio là?". Anche perché i 14mila abitanti di Capalbio sono sparsi sul territorio e l'idea di mettere una cinquantina di migranti in un centro storico che d'inverno è abitato da sì e no un centinaio di persone è quantomeno assurdo. "Qui non c’è un cinema, una palestra, spesso non prende nemmeno il telefonino - si chiedono i residenti - come si integreranno?".

A far infuriare il sindaco dem e i residenti è anche l'assegnazione dell'appalto alla Ati Senis Hospes-Rti Tre Fontane. Oltre al fatto che era la sola a partecipare alla gara, la cooperativa ha un passato torbito. È, infatti, finita invischiata nello scandalo "Mafia Capitale". "Abbiamo chiesto un accesso agli atti e ci è stato negato. Lo ha chiesto il sindaco e il prefetto si è rivolto ad Alfano", racconta al Corsera Mauro Canali, docente di storia e autore Rai, che abita nel comprensorio. Il viceprefetto Manzo, però, non vuol sentir ragioni: "I bandi vengono assegnati ad associazioni del terzo settore se vengono rispettati requisiti specifici. Non sono io che devo fare le verifiche. Io applico la legge e quella sugli appalti dice che gli atti posso mostrarli solo a chi ha partecipato alla gara".

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