Migranti, la sinistra a Draghi: "Ius culturae per unire l'Italia"

Maurizio Landini suona la carica per tornare a parlare di Ius Soli e Ius Culturae: "Indipensabile per unire il Paese". Adesso da sinistra potrebbero sorgere pressioni su Mario Draghi

Migranti, la sinistra a Draghi: "Ius culturae per unire l'Italia"

Oggi viene chiamato Ius Culturae, ma in realtà altro non è che un vero e proprio Ius Soli e costituisce un chiodo fisso della sinistra da diverso tempo. Oggi a riproporlo è il segretario della Cgil, Maurizio Landini, in un'intervista rilasciata a FanPage.it.

La sinistra ci riprova

Un primo disegno di legge era stato presentato in parlamento negli ultimi mesi della passata legislatura, quando il governo era guidato da Paolo Gentiloni. In quell'occasione però lo stesso Pd aveva capito l'impopolarità del provvedimento, accantonandolo ed evitando di approvarlo prima delle elezioni del 2018.

Con il governo gialloverde, formato da Lega e M5S, la questione non si è nemmeno posta. Ma con l'avvento del Conte II, Pd e LeU erano tornati alla carica. Due gli obiettivi da parte della tramontata maggioranza giallorossa in tema di immigrazione: togliere i decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini e approvare lo Ius Soli, partendo da un disegno di legge firmato da Laura Boldrini in cui la nuova norma si sarebbe dovuta chiamare Ius Culturae.

Ad ottobre il passato esecutivo è riuscito a ridimensionare i decreti sicurezza, ma non ha fatto in tempo a mettere mano all'attuale legge sulla cittadinanza. Il cui principio, è bene ricordarlo, si basa sullo Ius Sanguinis. Ossia, si diventa cittadini italiani soltanto se si ha almeno un genitore italiano. Anche se non mancano le eccezioni alla regola ed è possibile acquisire la cittadinanza anche tramite altri modi.

Dopo l'insediamento del governo Draghi e alla vigilia di una stagione in cui il tema migratorio potrebbe ledere alcuni equilibri interni alla nuova maggioranza, da sinistra si torna a fare pressioni a favore dello Ius Soli o Ius Culturae: “Se il tema è l'integrazione, la coesione sociale, l'unità del Paese, come tutti dicono – ha dichiarato nelle scorse ore Maurizio Landini – io non capisco perché ragazzi che sono nati qui, che hanno studiato qui, il che vuol dire che hanno genitori che lavorano qui, che pagano i contributi qui, non dovrebbero avere gli stessi diritti e le stesse tutele di tutti gli altri”.

“Io penso che questa sia la condizione – ha proseguito Landini – per costruire un'integrazione e penso che sia il modo di smetterla di avere paura verso un bersaglio sbagliato”. Parole che sembrano anticipare una chiamata a raccolta per tornare a mettere pressione sullo Ius Culturae.

Il possibile autogol sullo Ius Soli

Landini, segretario generale di uno dei più importanti sindacati italiani, ha preferito evidentemente dare priorità più alle tematiche relative all'immigrazione che a quelle dei lavoratori. Una scelta non proprio felice, vista l'attuale situazione in cui versa il nostro Paese. Milioni di persone, a causa delle misure anti Covid, hanno perso il lavoro e non hanno prospettive e forse non vedono in una nuova legge sulla cittadinanza la vera priorità.

La riforma su cui si preme da anni del resto non è mai passata proprio perché mai premiata nei sondaggi. Anche perché l'attuale legge non lede alcun diritto e non ha mai realmente lasciato indietro nessuno: i dati Istat dicono che nel 2019 le acquisizioni della cittadinanza da parte di persone di origine straniera sono cresciute del 10.1%. Su IlGiornale.it, a novembre il professore della Cattolica Marco Lombardi non ha usato mezzi termini per riconoscere come “l'attuale legge può rispondere molto bene ai bisogni di cittadinanza”.

La proposta dopo il flop della Bellanova

L'idea di Landini viene lanciata inoltre a pochi mesi dal fallimento della sanatoria voluta dall'ex ministro delle politiche agricole, Teresa Bellanova. A maggio il governo Conte II, tra le misure prese contro la crisi economica innescata dal Covid-19, aveva varato infatti una norma che garantiva la possibilità ai migranti irregolari di sanare la propria posizione per svolgere attività nel comparto agricolo o per lavorare come colf e badanti.

La riforma era stata immaginata per far ripopolare i campi dopo il primo lockdown di primavera. Ma tra le domande pervenute al ministero da parte dei migranti, solo una minima parte ha riguardato quelle dei potenziali nuovi braccianti. Della lotta al caporalato e della regolarizzazione della posizione dei migranti è rimasto ben poco. A dimostrazione che sanatorie e Ius Soli non garantiscono né maggiore sicurezza e né maggiore acquisizioni di diritti.

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