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Il militare Idf e il Gesù profanato. Bibi condanna, l'ira della Chiesa

Nel video dal Libano l'israeliano prende a martellate la statua. L'esercito indaga. Pizzaballa: "Profonda indignazione"

Il militare Idf e il Gesù profanato. Bibi condanna, l'ira della Chiesa
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Il Cristo in croce aveva resistito a tante guerre nel villaggio maronita di Debel, nel sud del Libano, due chiese e 1200 anime. Un soldato israeliano equipaggiato di tutto punto l'ha tirato giù a colpi di mazza. E ovviamente si è fatto filmare come i tagliagole dello Stato islamico. Un'immagine della profanazione è finita sui social postata domenica dal giornalista palestinese Younis Tirawi. I polsi del Cristo sono rimasti attaccati alla croce dove erano inchiodati e fa impressione che il militare si accanisca sulla testa di Gesù. Una specie di decapitazione come facevano le bandiere nere con le statue sacre, che hanno terrorizzato i cristiani durante l'avanzata del Califfato.

Quando lo scempio è diventato virale l'Idf, le Forze di difesa israeliane, hanno ammesso che non si tratta di un fotomontaggio. Il militare fa parte di un'unità delle cinque divisioni impiegate in Libano. Il soldato, velocemente identificato, subirà un duro procedimento disciplinare, ma oramai il danno è fatto. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è detto "scioccato e rattristato" e ha bollato il militare come un "criminale". Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, a nome dell'Assemblea degli Ordinari cattolici della Terra Santa esprime "profonda indignazione e condanna senza riserve della profanazione di una rappresentazione di Gesù crocifisso". Poi aggiunge un'accusa non di poco conto: sono stati "segnalati altri incidenti di profanazione di simboli cristiani da parte dei soldati dell'Idf nel Libano meridionale".

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar, ha subito definito le martellate "un gesto vergognoso in totale contrasto con i nostri valori. Ci scusiamo per questo incidente e con ogni cristiano i cui sentimenti siano stati feriti". Dall'Italia il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato la condanna, senza se e senza ma, di Sa'ar parlando di "un violento accanimento contro i cristiani che in Medio Oriente rappresentano uno strumento di pace. Un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più". Anche l'ambasciatore americano in Israele, Mike Huckabee, cristiano convinto, ha denunciato l'"atto oltraggioso".

Il villaggio maronita si trova in una zona "calda" vicino a Bint Jbeil, ex roccaforte di Hezbollah. I giannizzeri di Teheran hanno sempre trovato rifugio, scavato tunnel, creato arsenali in mezzo alle case utilizzando anche edifici religiosi come "scudo". Gli israeliani hanno invaso il Libano per creare una zona di sicurezza, che preferiscono chiamare "linea di difesa avanzata". Fra i 5 e 10 chilometri in profondità nel territorio libanese, fino al fiume Litani, che si estende da Est a Ovest. L'obiettivo è snidare tutte le cellule, postazioni e tunnel di Hezbollah per evitare che continuino a lanciare razzi sul Nord di Israele. L'operazione prevede di radere al suolo determinate zone utilizzate come basi dal partito di Allah. Idf ha intimato agli abitanti di 58 villaggi di non tornare nelle loro case, ma con i maroniti vengono trovati spesso degli accordi.

In alcuni casi i cristiani hanno creato una sorta di autodifesa locale per evitare le infiltrazioni dei miliziani sciiti e di conseguenza gli inevitabili attacchi israeliani. La profanazione del Cristo in croce rischia di inimicare i maroniti tendenzialmente non allineati con Hezbollah o neutrali.

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