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Il generale Vannacci è un rebus per entrambi i poli

La Russa: "Chi monta il caso ci fa un piacere". I dubbi di Iv e Pd

Il generale Vannacci è un rebus per entrambi i poli

Al termine della cerimonia di commemorazione e delle foibe nell'aula di Montecitorio il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, ci tiene a scambiare due chiacchierare sul tema del momento: le conseguenze dello strappo di Vannacci. E come interlocutore sceglie la sinistra che è stato più attenta alle mosse del generale. Dice a Maria Elena Boschi: "Montando il caso Vannacci ci fate un piacere, si allarga la maggioranza...". Ma l'ex sottosegretaria a Palazzo Chigi di Renzi non la pensa allo stesso modo: "Ti sbagli", è la risposta secca.

Due interpretazioni diverse del momento. Diametralmente opposte. Che introducono un rebus. Come un altro rebus sono i sondaggi sul referendum che segnalano a giorni alterni una riduzione della distanza tra Sì e No. Interrogativi che aleggiano su Palazzo Chigi e che attirano l'attenzione di Giorgia Meloni. Il generale è una variante da non sottovalutare. Tant'è che alla prima occasione, cioè sul decreto per l'Ucraina che sarà votato oggi, il governo ha deciso di porre la fiducia (un inedito sull'argomento) per mettere alla prova il generale e verificare se resta ancorato al centro-destra o se la sua rotta è diversa. Non a caso per la prova del nove è stato scelto il tema più spinoso, gli aiuti a Kiev di cui Vannacci non vuole sentir parlare. "Un voto di fiducia - ci tiene a precisare il generale - richiesto esplicitamente dalla Lega". E nell'arena è scesa la personalità di governo più lontana da Vannacci, Crosetto. È stato il ministro della Difesa a porre la fiducia a Montecitorio e a declinarla. "La fiducia - ha spiegato - non è una fuga ma un modo per richiamare tutti alle proprie responsabilità. E due voti in meno in maggioranza non mi preoccupano". Naturalmente il generale ha mangiato la foglia, ha tutto l'interesse a non dare risposte, a lasciarsi tutte le porte aperte. E secondo il manuale di von Clausewitz adattato alla politica, la scelta migliore è tergiversare, nel caso non partecipare al voto sulla fiducia per non farsi contare. "Questa è una mossa intelligente", osserva Pozzolo un seguace di Vannacci arrivato dalle file di fratelli d'Italia. "Una scelta - ripete il soldato Ziello che per amore del generale ha lasciato la Lega - interessante giornalisticamente". Oppure votare Sì alla fiducia e No al decreto.

Si vedrà, ma aumentare l'attenzione mediatica è la priorità del momento. Fuori e dentro il Palazzo. Non per nulla a sinistra gli umori di Vannacci vengono analizzati quotidianamente. "Chi l'avrebbe detto - è la battuta tra il serio e il faceto del piddino Morassut - che ci avrebbe aiutato un generale! E vedrete che a lui converrà andare alle elezioni da solo. Queste cose non nascono mai per caso, c'è qualcuno dietro". Una previsione condivisa da un forzista come Cattaneo. Fin qui le notizie buone per la sinistra, poi però ci sono i problemi: le posizioni del generale sull'Ucraina sono speculari a quelle grilline e della sinistra radicale; oggi saranno votati degli ordini del giorno "rossi" e "neri" praticamente uguali. L'imbarazzo non manca. "Non siamo putiniani - insorge Grimaldi, che ha sfilato a Torino con i centri sociali - con loro non abbiamo nulla a che vedere". Contraddizioni che comunque pesano: oggi il campo largo si dividerà sul decreto Ucraina, il Pd a favore e Conte, Fratoianni e Bonelli contro. E il capo dei senatori del Pd, Boccia, si sbraccia per minimizzarle. "L'abbraccio tra sinistra radicale Vannacci? Un episodio da mettere tra parentesi. Quando la guerra finirà quel pezzo di establishment che ci vuole divisi vedrà le sue mani scivolare sui vetri".

Appunto, il problema è la prospettiva. L'itinerario da qui al voto non è più scontato. E gli imprevisti fanno crescere l'adrenalina. Basta guardare al referendum. Ieri il sondaggio Swg di Mentana dava un punto di differenza tra Sì e No. Alessandra Ghisleri, invece, assegna ancora un milione di voti di più al Sì mentre per il voto tra un anno non mette la mano sul fuoco sulla vittoria della Meloni. Tutt'altro. Vannacci e la "radicalizzazione" dello scontro non aiutano e il panorama è sempre più confuso. "Sul referendum è un fiorire di sondaggi - confida il ministro Nordio - questa sera mi dicono che ne uscirà un altro che darà il Sì al 57%. Voci discordanti e una campagna referendaria rovinata".

"Sui sondaggi - ammette La Russa - non mi esprimo visto che non si sa chi andrà a votare. Sul sentimento degli italiani verso il Sì invece non ho dubbi, come sarei sicuro sul risultato se tutti andassero a votare". L'assillo dei rebus.

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