Chiedi alla polvere, direbbe John Fante. Appare scongiurata l'ipotesi che la grazia concessa a Nicole Minetti si basasse su carte false legate all'adozione di un minore uruguaiano affetto da una terribile patologia, tanto che la Procura generale che ha dato l'ok al Quirinale per il provvedimento di clemenza l'ha detto chiaro: non ci sono indagini sull'ex consigliera regionale, non ci sono ombre sull'adozione né sulle cure al piccolo abbandonato dai suoi genitori, adottato e infine curato a Boston. Ora che il polverone giornalistico sollevato dal Fatto quotidiano si è adagiato, ora che il Colle ottenuto la doverosa verifica chiesta il 27 aprile scorso, restano solo ipotesi, allusioni e ricostruzioni.
L'immagine dell'ex igienista dentale condannata a 3 anni e 11 mesi per gli strascichi dei processi Ruby e Rimborsopoli e del suo compagno Giuseppe Cipriani ne esce comunque appannata, sporca, soprattutto per le voci sul suo ruolo nei presunti festini che si sarebbero svolti nel loro ranch, mai visitato dal Guardasigilli Carlo Nordio come invece ci aveva fatto credere Sigfrido Ranucci, per fortuna solo lo spazio di qualche minuto. Il male inferto a una coppia che ha compiuto un gesto amorevole e per questo ha ricevuto una clemenza resta, con tutto il suo dolore. "C'è un danno da 250 milioni", spara in prima pagina il quotidiano diretto da Marco Travaglio, a cui l'erede dell'impero nato dall'Harry's Bar l'aveva giurata sin dal primo giorno. "Se non rimuovete ogni traccia degli articoli e chiudete la vostra inchiesta giornalistica pagherete caro, pagherete tutto", scrivono al Fatto i legali statunitensi di Cipriani, che conoscono la differenza tra inchiesta e fango.
La richiesta appare monstre rispetto alle bagatelle italiane (basti pensare ai "soli" 15mila euro chiesti dal Guardasigilli a Bianca Berlinguer e Mediaset per la balla sparata da Ranucci su Retequattro) e spaventa i gendarmi della polizia morale di Travaglio, disposti comunque - pur di passare da martiri dell'informazione - a mascariare Cipriani per i suoi presunti rapporti (smentiti) con il pedofilo Usa Jeffrey Epstein e persino con Harvey Weinstein (indimostrabili). "È giusto che Nordio tuteli la sua reputazione", sottolinea Maurizio Gasparri mentre il capogruppo azzurro alla Camera Enrico Costa la pensa all'opposto, "sbaglia il politico che porta alla sbarra i giornalisti".
Ma le balle in questa vicenda sono state troppe, lo si è capito sin dal primo giorno. Se il Fatto rilancia le dichiarazioni della sedicente testimone disposta a raccontare ai pm la sua verità sul ranch di Punta del Este a Maldonado, fonti della Procura di Milano ricordano che in precedenza chi aveva descritto la Minetti come una coordinatrice di escort non era stata giudicata credibile.
Da giorni il Fatto sostiene che Cipriani e Minetti avrebbero scavalcato "una coppia incensurata" che era più avanti nelle pratiche di adozione, oggi sappiamo da documenti inediti che le censure c'erano, una denuncia per violenze in famiglia e degli assegni familiari non pagati. Meglio "l'ambiente stabile, equilibrato e rispettabile" della coppia italiana, sottolineato dai legali Antonella Calcaterra ed Emanuele Fisicaro.
C'è anche un ex compagno della madre biologica del bambino adottato secondo cui la donna - che ha passato tre anni in cella e oggi è irreperibile - provò a prendersi cura del figlio.
Ma l'Inau che ha autorizzato pre-affidamento, cure negli Usa e adozione del piccolo, difende il "supremo interesse del minore", lo stesso che la sinistra agita quando c'è da sdoganare l'odiosa pratica dell'utero in affitto e la trascrizione all'anagrafe di due mamme o due papà. Se la Minetti avesse avuto un figlio con la gestazione per altri sarebbe un'eroina, ha adottato un bimbo malato e bisognoso di cure e viene crocefissa al suo passato.