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Missione di Tajani a Pechino. "La Cina faciliti il dialogo"

Roma chiede più impegno su Medioriente e Ucraina. Sul tavolo del bilaterale pure export, investimenti e riequilibrio del disavanzo

Missione di Tajani a Pechino. "La Cina faciliti il dialogo"
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La missione a Pechino del vicepremier Antonio Tajani si muove su un doppio binario, politico ed economico, nel tentativo di riallineare i rapporti tra Italia e Cina in una fase internazionale segnata da tensioni crescenti. Al centro dei colloqui con il ministro degli Esteri Wang Yi c'è infatti il dossier più urgente, quello delle crisi globali, a partire dal Medio Oriente, dove Roma chiede a Pechino un ruolo più incisivo nella costruzione di un equilibrio che oggi appare lontano.

Tajani ha esplicitato la richiesta in termini netti, sottolineando di aver chiesto che la Cina, nel quadro multilaterale, "sostenga con forza le iniziative per portare pace e stabilità in Medio Oriente e Ucraina, per mettere fine alle guerre, alle troppe morti di poveri civili innocenti e alla crisi energetica ed economica mondiale". Un passaggio che fotografa la linea italiana: riconoscere il peso globale di Pechino e sollecitarne una maggiore assunzione di responsabilità, anche alla luce dei suoi rapporti con Teheran e Mosca.

Il riferimento alla crisi energetica non è secondario. Il protrarsi delle tensioni, insieme ai rischi per la sicurezza delle rotte marittime, continua ad avere ripercussioni dirette sui prezzi e sulla stabilità economica globale. In questo contesto, l'Italia prova a coinvolgere la Cina in una logica di co-gestione delle crisi. Non a caso Tajani ha parlato di una fase "molto preoccupante", ribadendo che la riunione della Commissione economica Italia-Cina mista avviene in un momento "particolarmente complesso e delicato".

Ma la dimensione politica si intreccia strettamente con quella economica. La visita segna infatti il tentativo di rilanciare un dialogo strategico che, dopo l'uscita italiana dalla Via della Seta, necessita di nuovi strumenti e nuovi equilibri. La sedicesima Commissione economica mista e il dialogo imprenditoriale hanno rappresentato in questo senso una piattaforma per affrontare i nodi strutturali del rapporto bilaterale, a partire dal forte disavanzo commerciale che penalizza l'Italia.

Tajani ha rivendicato che esiste un potenziale di cooperazione "molto forte" e che è "nostro dovere sfruttarlo insieme lavorando al riequilibrio degli scambi". Un messaggio diretto a Pechino, in un quadro in cui gli investimenti italiani in Cina restano significativamente superiori a quelli cinesi in Italia. Allo stesso tempo, Roma guarda con interesse a investimenti cinesi qualificati, purché inseriti in un contesto di reciprocità e trasparenza.

I primi risultati concreti della missione vanno letti proprio in questa chiave. "Abbiamo raggiunto importanti nuovi risultati", ha detto Tajani citando l'avvio della tratta aerea Venezia-Pechino, la firma di un piano d'azione sull'e-commerce e una nuova strategia per incrementare l'export del Made in Italy, con particolare attenzione ad agroalimentare, meccanica e gioielleria. Non si tratta soltanto di intese simboliche, ma di strumenti operativi pensati per incidere su alcuni dei principali colli di bottiglia del rapporto bilaterale. Il piano sull'e-commerce, ad esempio, punta a facilitare l'accesso delle piccole e medie imprese italiane alle grandi piattaforme digitali cinesi, attraverso programmi di formazione, supporto logistico e la creazione di veri e propri "padiglioni Italia" online, con l'obiettivo di rafforzare visibilità e tutela dei prodotti contro fenomeni come l'Italian sounding. A questo si affianca il ruolo del sistema pubblico a sostegno dell'internazionalizzazione, con Sace e Simest che accompagnano la missione con strumenti finanziari e assicurativi mirati a sostenere l'export di macchinari e tecnologie italiane e a favorire il coinvolgimento delle imprese nazionali nei grandi progetti industriali.

La partita, tuttavia, resta complessa. La Cina continua a rappresentare "una realtà fondamentale" per l'Italia, come ha ricordato Tajani, ma anche un partner con cui è necessario ridefinire le regole del gioco. "Siamo stati chiari sui problemi da risolvere" e "c'è la volontà comune di favorire la crescita economica", ha osservato il ministro, lasciando intendere che il dialogo resta aperto ma non privo di attriti.

Tra i nodi sul tavolo restano le barriere non tariffarie che ostacolano l'ingresso di molti prodotti italiani, in particolare nel settore agroalimentare, le difficoltà di accesso agli appalti pubblici e un quadro normativo percepito ancora come poco trasparente dalle imprese europee.

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