L'apprezzamento per la linea prudente e rigorosa del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti emerge con chiarezza dalla revisione periodica di Moody's sul rating dell'Italia, che conferma la solidità dell'impostazione dei conti pubblici seguita dal governo. L'agenzia internazionale sottolinea come il giudizio Baa2 con outlook stabile sia sostenuto da una gestione attenta della finanza pubblica e da un quadro macroeconomico complessivamente equilibrato, evidenziando che l'Italia può contare su "una grande economia diversificata e ad alto reddito, una forte base di investitori domestici e politiche ancorate all'Unione europea e all'area euro".
La valutazione riconosce implicitamente la credibilità della strategia del Tesoro, soprattutto sul fronte del consolidamento fiscale. Moody's osserva infatti che "gli sviluppi macroeconomici e fiscali sono stati in linea con le aspettative" e che il deficit è sceso al 3,1% del Pil mentre l'avanzo primario è migliorato, segnale di una gestione responsabile delle risorse pubbliche. Anche la crescita delle entrate, favorita dalle riforme sulla compliance fiscale, viene letta come un elemento positivo, mentre l'impatto della spesa è legato in gran parte a misure temporanee ereditate dal passato, come i residui del Superbonus dei governi Conte e Draghi.
Il giudizio stabile si fonda anche sulla fiducia nel sentiero tracciato dall'esecutivo. Moody's evidenzia che "il percorso graduale di consolidamento fiscale delineato nel quadro di medio termine è credibile e raggiungibile", riconoscendo quindi la coerenza delle scelte economiche adottate negli ultimi mesi. La tenuta del mercato del lavoro e la resilienza della domanda interna rappresentano, infatti, ulteriori segnali di stabilità che rafforzano la posizione del Paese sui mercati.
L'agenzia ha, tuttavia, leggermente al ribasso le stime di crescita per il 2026, portandole allo 0,7%, dallo 0,8% indicando chiaramente che la correzione è legata a un fattore esterno: il conflitto in Medio Oriente e le tensioni energetiche che ne derivano. Moody's stima che il conflitto sarà "limitato nel tempo", ma riconosce che la guerra nell'area del Golfo pesa sulle prospettive. Il sottosegretario all'Economia, Federico Freni, ha però rivendicato che "le uniche stime attendibili sono le nostre, non abbiamo mai sbagliato".
Resta infine il tema del debito pubblico al 137,1% del Pil, un'eredità pesante con cui il governo Meloni deve fare i conti.
L'esecutivo ha adottato politiche prudenti e graduali, consapevole che non è possibile cancellare con un colpo di spugna centinaia di miliardi di deficit accumulati dagli esecutivi precedenti, anche i più recenti, senza rischiare una recessione che renderebbe ancora più difficile il ritorno stabile sul percorso della sostenibilità finanziaria.GDeF