"Morandi, il crollo si poteva evitare"

La perizia: "Corroso il tirante n. 132. Manutenzione inadeguata"

"Morandi, il crollo si poteva evitare"

Dopo più di due anni dal crollo del ponte Morandi a Genova i periti rivelano ciò che era già ovvio il giorno dopo. «Il crollo è stato causato dalla scarsa manutenzione». Non sarebbero servite perizie, bastavano due occhi nemmeno troppo esperti che guardassero da vicino (e anche da lontano) come erano ridotti quei piloni che poi, infatti, dopo anni e anni di abbandono sono implosi.

«Le cause profonde dell'evento possono individuarsi nella vita del ponte...lungo questo periodo sono identificabili le carenze nei controlli e negli interventi di manutenzione che non sono stati eseguiti correttamente». È il passaggio saliente e conclusivo delle 476 pagine scritte dai quattro periti nominati dal giudice Angela Nutini a capo dell'inchiesta sul crollo del Morandi il 14 agosto del 2018.

C'è anche un «colpevole»: la pila nove, lato mare. L'ultimo intervento di manutenzione risale al 1993 e nella vita dell'opera non sono stati eseguiti interventi di manutenzione che potessero arrestare il processo di degrado in atto e/o di riparazione/restauro dei difetti presenti nelle estremità dei tiranti che, sulla sommità del tirante Sud-lato Genova della pila 9, erano particolarmente gravi».

La perizia sviscera, con minuzia di particolari, tutti gli aspetti che sono intervenuti prima, durante e dopo il crollo.

E la causa scatenante è senza ombra di dubbio la corrosione. «Tale processo - proseguono gli esperti - è cominciato sin dai primi anni di vita del ponte ed è progredito senza arrestarsi fino al momento del crollo». Secondo i periti sono state trascurate negli anni le indicazioni dello stesso ingegner Morandi, con particolare riferimento al degrado degli acciai dei tiranti. «Il progettista aveva posto attenzione al rischio di corrosione dei cavi - evidenziano i periti del gip - Tali raccomandazioni erano particolarmente importanti e rilevanti tenuto conto della straordinarietà dell'opera». Gli esperti hanno riscontrato una «mancata esecuzione di indagini specifiche necessarie per verificare lo stato dei trefoli dei gruppi primari, così come già raccomandato dal 1985».

E se già non fossero stati abbastanza chiari: «La mancanza e/o l'inadeguatezza dei controlli e delle conseguenti azioni correttive costituiscono gli anelli deboli del sistema; se essi laddove mancanti, fossero stati eseguiti avrebbero interrotto la catena causale e l'evento non si sarebbe verificato». Adesso ci sono le grida di 43 innocenti affinché qualcuno paghi per la loro morte.