Kebab al posto delle rosticcerie, quartieri popolari trasformati in bazar islamici, piazze assediate dalle gang maranza. Le nostre città stanno diventando questo e sempre più spesso ci fanno sentire estranei in casa nostra. È l'effetto della "sostituzione". Quella sostituzione del tessuto urbano e sociale (già) avvenuta sotto i nostri occhi con la complicità delle amministrazioni Pd e grilline. Che hanno ammiccato alle comunità islamiche in cambio di pacchetti di voti sicuri, hanno allentato i vincoli sui centri di preghiera e lasciato proliferare quelli abusivi. Una volta aperte le porte, il processo non si arresta più: nuovi musulmani arrivano dove esiste un nucleo di riferimento, finendo per "espellere" dai rioni le famiglie disorganiche. Cioè noi. Nascono i quartieri-ghetto che producono o richiamano delinquenza (dai maranza con i coltellini ai soggetti radicalizzati), o più in generale forme di divergenza sociale e odio anti Occidente. "La sinistra che strizza l'occhio alle comunità islamiche - interviene l'europarlamentare leghista Isabella Tovaglieri - sceglie di fatto di svendere la sicurezza e la convivenza civile nelle nostre città per miopia politica e convenienza elettoralistica. È evidente come la proliferazione indiscriminata delle moschee e dei centri islamici alimenti insicurezza e degrado".
A confermare quanto la comunità islamica sia radicata è anche l'aumento di minimarket, alimentari halal e centri di telefonia arabi. Dire quanti sono non è semplice nemmeno per le Camere di Commercio, che registrano le ditte individuali ma non hanno dati sulle partite Iva e le srl. Però le attività con titolari pakistani sono cresciute (dal 2015 al 2025) da 11.700 a 21.400, quelle egiziane sono passate da 16mila a 20mila, quelle afghane da 409 a 1.300. E questo basta a dare il polso della trasformazione urbana, soprattutto nelle città di provincia. Le stesse dove le amministrazioni di sinistra hanno favorito moschee e sostituzione.
A Sesto Calende, provincia di Varese, l'ex sindaco leghista Marco Colombo si era battuto in tutti i modi per frenare la moschea. Nel 2024 arriva il Pd e che fa? La autorizza (3.500 metri quadri nella zona industriale) e a breve nascerà la nona moschea più grande d'Italia. Ravenna dal 2013, sotto l'amministrazione Pd, ha la seconda moschea più grande d'Italia. Nonostante questo, il Comune ha anche concesso una palestra per le celebrazioni islamiche. Per anni Fi e Lega hanno chiesto i nominativi imam e i dati sui finanziamenti, il Comune non li ha mai forniti.
A Lugo (provincia di Ravenna) Hassan De Filippis, presidente fondatore della sezione lughese Giovani musulmani d'Italia, corteggiato dal Pd durante la campagna elettorale 2024, annuncia sui social l'inizio lavori del nuovo centro islamico e la relativa raccolta fondi. Il progetto del Comune però sembra quello di una vera moschea, con tanto di Mihrab orientata verso la Mecca. A Legnago (Verona), in una parentesi di amministrazione Pd (nel 2014 con Clara Scapin), moschea e centri islamici si sono insediati. E ora i maranza lanciano la sfida: entrare in chiesa, interrompere la messa e bestemmiare. A Varese il centro islamico ha aperto nel 2014 e poi ha chiuso perché fuori norma. È stato nuovamente aperto con il nuovo sindaco del Pd Galimberti. La comunità islamica di Varese avrà il suo nuovo centro culturale nell'edificio dell'ex laboratorio Malerba. A Paderno Dugnano (Milano) è andato tutto bene fino al 2019. Poi sono arrivate le giunte Pd e magicamente la ex sala del Regno dei Testimoni di Geova diventerà un centro culturale islamico. L'immobile di via Filippo Meda è stato infatti acquistato da parte di un'associazione islamica.
Non accadono cose molto diverse nelle grandi città: a Firenze la sindaca Pd Sara Funaro è andata in cerca dell'area per la moschea assieme all'imam e lo ha supportato nell'iter di presentazione dell'offerta. A Torino il sindaco Pd prosegue la linea Appendino. Risultato: le officine Nebiolo saranno una moschea, finanziata dal re del Marocco che ha già dato 8 dei 17 milioni necessari.
A Bergamo, dove già il sindaco Pd Giorgio Gori aveva aperto alla moschea, durante la campagna elettorale la deputata dem Elena Carnevali ha incontrato le associazioni islamiche annunciando che ci sono ben 5 aree pronte ad accogliere i loro centri.