Ha aspettato solo che dalla Procura di Pavia uscisse il comunicato che annunciava la chiusura delle indagini per omicidio a carico di Andrea Sempio. Un istante dopo, l'avvocato Giada Bocellari ha schiacciato il tasto "invio" sulla Pec destinata al capo della procura pavese, Fabio Napoleone. In quel momento ha preso ufficialmente il via il percorso per portare Alberto Stasi fuori dal carcere di Bollate, dove sta scontando la condanna a sedici anni di carcere per un delitto che - dicono le nuove indagini - non ha commesso.
Nella mail alla Procura, la Bocellari - difensore di Stasi insieme al collega Antonio De Rensis - scrive che "è irrinunciabile interesse di Stasi Alberto ai fini della presentazione della domanda di revisione, entrare in possesso di tutto il contenuto integrale del fascicolo delle indagini preliminari, atteso che ogni elemento probatorio può essere determinante al fine di dimostrare l'innocenza del condannato in via definitiva per lo stesso fatto reato per cui si procede" e aggiunge che "Alberto ha una speranza sempre più crescente, ma ha anche comunque un equilibrio che lo fa rimanere con i piedi per terra". Se l'istanza verrà accolta, anche i legali di Stasi avranno a disposizione l'intera, monumentale, ricostruzione dell'indagine che ha portato la Procura di Pavia a togliere Stasi dalla scena del delitto, il 13 agosto 2007, e a mettere al suo posto Sempio.
Non sarà semplice, il lavoro della Bocellari e di De Rensis. Avranno probabilmente al loro fianco un alleato importante: la Procura generale di Milano, cui - come si legge nello stesso comunicato che annuncia la chiusura delle indagini su Sempio - il procuratore pavese Fabio Napoleone ha trasmesso ieri "l'atto contestato all'indagato (Sempio, ndr) nel corso del suo interrogatorio del 6 maggio 2026 illustrativo e riassuntivo dei nuovi elementi probatori raccolti a seguito della riapertura delle indagini, per l'eventuale esercizio di ogni sua prerogativa". Si tratta del verbale di Sempio dell'altro ieri, l'interrogatorio in cui - nonostante i ripetuti rifiuti di rispondere dell'indagato - il procuratore aggiunto Stefano Civardi gli snocciola punto per punto le scoperte a suo carico. Di fatto, il verbale di Sempio diventa il documento più chiaro su cui Francesca Nanni, procuratore generale di Milano, potrà basarsi se chiedere anche lei l'avvio della revisione della condanna di Stasi.
Proprio questo è a oggi lo scenario più probabile: due richieste parallele, una dei legali dell'ex bocconiano, l'altra del pg Nanni, destinate ad approdare alla Corte d'appello di Brescia. Sulla ammissibilità della richiesta, la difesa di Stasi non ha dubbi. Sul tavolo ci sono prove nuove, consulenze scientifiche basate su tecniche allora non disponibili: a partire dalle proiezioni antropometriche che rendono compatibili con il piede di Sempio le impronte dell'assassino, o le analisi delle tracce di sangue che rileggono per intero la scena del delitto, allungando la durata dell'aggressione a Chiara. Non fu un delitto lampo, fu l'esito tragico di un litigio cominciato in salotto, dove Chiara viene colpita a mani nude, e proseguito con ferocia crescente in almeno tre fasi, fino agli ultimi colpi inferti sulla giovane ormai distesa lungo le scale: una durata incompatibile con l'esigua finestra temporale che aveva fatto ritenere insufficiente l'alibi di Alberto Stasi.
Sarà battaglia di consulenze e contro-consulenze, perché i legali di Stasi avranno da contrastare gli esperti sia della difesa di Sempio sia della famiglia Poggi, anche loro convinti che la ricostruzione corretta sia quella compiuta nel 2014, nel corso
del processo d'appello bis conclusosi con la condanna a sedici anni di carcere dell'ex bocconiano. Non è ancora chiaro se in attesa del processo di revisione a Stasi a Brescia, il processo a Pavia contro Sempio si fermerà.