Musei chiusi e crollo delle offerte dei fedeli. Il bilancio del Vaticano è in profondo rosso

Il deficit sale a 53 milioni. E Lourdes e Medjugorje riaprono ai pellegrini

Musei chiusi e crollo delle offerte dei fedeli. Il bilancio del Vaticano è in profondo rosso

La situazione economica non è affatto positiva, ma il neo Prefetto della Segreteria per l'Economia, padre Juan Antonio Guerrero Alves, frena gli allarmismi: «Il Vaticano non rischia il default».

In una intervista a Vatican News, parla il ministro dell'Economia della Santa Sede, chiamato da Papa Francesco per fare pulizia sui conti e puntare sulla trasparenza. E snocciola i numeri del bilancio. «Tra il 2016 e il 2020 sia le entrate che le uscite sono state costanti. Le entrate intorno ai 270 milioni, le spese in media intorno a 320 milioni». Ma il coronavirus ha colpito anche il piccolo stato vaticano (che conta circa 5mila dipendenti) e il bilancio preventivo per il 2020 è stato approvato con 53 milioni di deficit. Una situazione che dovrà essere monitorata attentamente nei prossimi mesi. Anche se vengono confermati stipendi e posti di lavoro.

Il gesuita Guerrero Alves, che succede al cardinale Pell, rientrato in Australia per affrontare il processo che lo accusava di pedofilia e poi assolto dall'Alta Corte, illustra nel dettaglio i conti. Le entrate, spiega, derivano da «contributi e donazioni, rendimenti degli immobili e in misura minore dalla gestione finanziaria e dalle attività degli Enti». Una buona fetta dei profitti arriva dai Musei Vaticani, ad oggi ancora chiusi.

Le uscite, invece, sono rappresentate per il 45% dal personale, per il 45% dalle spese generali e di amministrazione, il restante da donazioni (7,5%) e altre spese residue. «E poi - annuncia il ministro dell'Economia - ci sono le tasse italiane, che paghiamo: il 6 per cento circa del budget, cioè 17 milioni». Il deficit negli ultimi anni ha oscillato fra 60 e 70 milioni. Una buona fetta delle uscite va per il costo del personale che lavora sulla comunicazione, più di 500 persone. «Comunicare quello che il Papa fa in 36 lingue - spiega -attraverso la radio, la tv, il web, i social, un giornale, una tipografia, una casa editrice, la sala stampa è una impresa che non ha eguali al mondo». L'emergenza Covid preoccupa non poco il gesuita. «Abbiamo fatto alcune proiezioni - sottolinea -. Le più ottimistiche calcolano una diminuzione delle entrate del 25%. Le più pessimistiche del 45%. Ma lo scenario dipende in parte da noi (da quanto saremo capaci di ridurre i costi) e in parte da fattori esterni, da quanto realmente le entrate diminuiranno. In ogni caso, se non ci sono ricavi straordinari, è evidente che ci sarà un aumento del deficit. Tuttavia non tutto può essere misurato solo come deficit, e nemmeno come mero costo, nella nostra economia». «Perché - spiega padre Guerrero Alves - non siamo una impresa e nemmeno una azienda. Il nostro obiettivo non è fare profitto».

Per Alves l'impegno deve essere quello della massima sobrietà. «Il nostro deve essere un bilancio di missione - ribadisce il gesuita - ovvero un bilancio che mette in relazione i numeri con la missione della Santa Sede». Non c'è rischio default ma ci saranno «anni difficili». Infine, una promessa: «Mi piacerebbe che il bilancio fosse pubblico, per spiegare bene come spendiamo il denaro».

A proposito di deficit, dopo l'annuncio di una perdita prevista di 8 milioni di euro, il rettore del Santuario di Lourdes ha annunciato la riapertura (parziale) da sabato 16 maggio. Riaperto anche il santuario di Medjugorje con messe e confessioni celebrate all'aperto. Resta chiuso, invece, il Santuario di Fatima che proprio ieri, per la prima volta nella storia, ha celebrato la festa della prima apparizione ai veggenti senza pellegrini.

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