Musumeci insiste: "Io in corsa per il bis". Ma Miccichè e Lega frenano. Caos grillini

Il centrosinistra siciliano può spaccarsi da un momento all'altro

Musumeci insiste: "Io in corsa per il bis". Ma Miccichè e Lega frenano. Caos grillini

Il centrosinistra siciliano può spaccarsi da un momento all'altro: lunedì il Movimento 5 Stelle, nel corso della riunione regionale a cui prenderà parte anche Giuseppe Conte, dovrà scegliere tra due opzioni: la corsa solitaria o il sostegno alla candidata dem Caterina Chinnici. Il campo largo non esiste più. L'esperimento delle primarie unitarie è naufragato con gli effetti della fine del governo Draghi. Molti pentastellati, tra cui anche l'ex sindaco di Roma Virginia Raggi, stanno premendo affinché i grillini rompano qualunque alleanza territoriale con il Pd, Sicilia compresa. Anche perché il 25 settembre - data dell'election day - si avvicina e sarebbe complesso spiegare agli elettori l'eventuale tenuta di un accordo che sul piano nazionale non ha retto. Intanto Chinnici si prepara all'appuntamento elettorale: «Le motivazioni dichiarate hanno fatto da contraltare a un mese e mezzo di prolungata suspense, ma alla fine contano unicamente i risvolti pratici della decisione: in ottica generale, un risparmio di risorse pubbliche e, per il resto, solo una modifica della tabella di marcia, che ora avvicina di molto l'inizio della campagna elettorale», ha detto ieri. Il presidente Gianfranco Miccichè, esponente di spicco di Forza Italia, ha commentato la notizia delle dimissioni di Nello Musumeci: «ll concetto di democrazia è un concetto forte. Non dico che Musumeci non sia stato un presidente democratico ma non c'è dubbio che qualche volta è venuto meno il rapporto di fiducia e collaborazione con il Parlamento e c'è stata da parte dell'esecutivo una voglia di prevaricazione», ha detto il presidente dell'Ars.
«Il candidato naturale dell'opposizione è il presidente uscente? Credo che questo sia accanimento terapeutico, la decisione sul fatto che Musumeci non può essere ricandidato è già stata presa», ha aggiunto l'azzurro in riferimento a quanto ventilato dallo stesso esponente vicino a Giorgia Meloni. L'ormai ex governatore della Sicilia aveva dichiarato quanto segue: «Il candidato della coalizione è il presidente della Regione uscente. Fino a quando la coalizione non dirà no, Musumeci non può essere, ce n'è un altro». La Lega di Matteo Salvini è già in moto: «Noi siamo prontissimi, abbiamo le liste pronte e forti in tutte e nove le province siciliane, abbiamo fatto il punto stamane con Matteo Salvini. Siamo pronti a governare questa meravigliosa terra con un progetto che porti a grandi passi avanti su infrastrutture, rifiuti e il Ponte sullo Stretto», ha fatto presente il segretario regionale del Carroccio Nino Minardo, mentre era in corso la visita dell'ex ministro dell'Interno a Lampedusa. Un commento al passo indietro di Musumeci è arrivato anche dal vertice degli autonomisti ed ex governatore Raffaele Lombardo: «Il presidente ha fatto una scelta e ne ha anche esplicitato le ragioni, che sono tutte apprezzabili e condivisibili, né più né meno», ha osservato. «Assumeranno delle decisioni in base alle affinità, agli obiettivi e alle persone», ha chiosato Lombardo, parlando degli autonomisti.

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