Coronavirus

"Una mutazione rende il virus in Europa più infettivo"

C'è una nuova mutazione che si è diffusa e sviluppata in Europa e ha reso il virus Sars-Cov2 più epidemico

"Una mutazione rende il virus in Europa più infettivo"

C'è una nuova mutazione che si è diffusa e sviluppata in Europa e ha reso il virus Sars-Cov2 più epidemico. Lo hanno dimostrato con uno studio, che per il momento non è stato ancora pubblicato su nessuna rivista, i ricercatori dello Scripps Research Institute, in Florida. La nuova mutazione interessa la proteina Spike, che è la stessa che il virus usa per entrare nelle cellule e dunque infettarle. I ricercatori hanno osservato che questa mutazione, identificata attraverso il codice D614G è diventata dominante. «La mutazione - si legge nel paper che è stato caricato sulla piattaforma Biorxiv - è di urgente preoccupazione; ha iniziato a diffondersi in Europa all'inizio di febbraio, e quando introdotto in nuove regioni diventa rapidamente la forma dominante. Inoltre, presentiamo prove di ricombinazione tra ceppi circolanti localmente, indicativi di infezioni da ceppi multipli».

«Data l'importanza vitale della proteina Spike sia in termini di infettività virale sia come bersaglio di anticorpi -spiegano i ricercatori - abbiamo sentito l'urgente necessità di una pipeline di 'allarme precoce' per valutare l'evoluzione della pandemia». «Questa mutazione - spiega Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm) - era stata precedentemente identificata con degli studi di sequenziamento genico come una variazione che stava diffondendosi tra i virus circolanti. Era comparsa in alcuni virus cinesi, era diventata abbastanza comune e poi in Europa, e adesso si cominciava a riportare anche negli Stati Uniti e proprio il fatto che fosse così diffusa, suggeriva che potesse dare un certo vantaggio al virus».

I primi studi, continua Maga, «avevano escluso dal punto di vista epidemiologico che queste mutazioni potessero aumentare la patogenicità, quindi la gravità dei sintomi, ma rimaneva da capire se desse qualche altro vantaggio». Lo studio realizzato dai ricercatori americani dello Scripps Research Institute «non ha utilizzato il vero coronavirus, ma dei sistemi sperimentali chiamati pseudo-virus, quindi leggermente diversi fatti in laboratorio che presentavano la proteina Spike normale e quella mutata».

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