Leggi il settimanale

Né Usa né Cina: la terza via di Macron

Il presidente a Seul: un'alleanza con Paesi Ue, Giappone, India, Canada e Brasile

Né Usa né Cina: la terza via di Macron
00:00 00:00

Uno è un alleato "imprevedibile". L'altro ha tratti egemonici. L'Europa ha l'obbligo di individuare una strada alternativa, che non la renda vassalla né degli Stati Uniti di Trump né della Cina di Xi.

Non è nuova la traccia che Emmanuel Macron ha lanciato da Seul, dove si trova per una serie di visite in Giappone e Corea del Sud, dal momento che già in passato era emersa l'esigenza dell'Ue di farsi soggetto indipendente. Ma a seguito dell'aggravamento della crisi nel Golfo, ecco la proposta di una "coalizione di indipendenti" tra le democrazie per contrastare i due superplayer.

"Non vogliamo dipendere dal dominio, ad esempio, della Cina, né essere troppo esposti all'imprevedibilità degli Stati Uniti - ha detto l'inquilino dell'Eliseo -. Detto questo, è proprio per questo motivo che c'è margine di manovra, spazio". Il riferimento è a una sorta di terza via democratica, basata sulla cooperazione degli Stati europei, di Giappone, Corea del Sud, India, Brasile e Canada.

Davanti agli studenti sudcoreani, il presidente francese ha spiegato che è impossibile "risolvere" i problemi posti dall'Iran "semplicemente con i bombardamenti". Parole che si legano a quelle, intrise di antieuropeismo, pronunciate da Donald Trump sul possibile disimpegno americano dall'Alleanza Atlantica, che sta animando un aspro dibattito nelle capitali europee.

Per cui a questo punto gli sforzi europei potrebbero concentrarsi sulla ricerca di una maggiore autonomia e responsabilità, anche attraverso un possibile coinvolgimento nella sicurezza dello Stretto di Hormuz. Inoltre il tentativo di dare ago e filo a nuove alleanze fondate sul diritto internazionale va, secondo Macron, contro "la sfida dei Paesi revisionisti che vogliono imporre, nel nome delle sfere di influenza, delle sfere di coercizione".

Ma non è tutto, perché a proposito della volatilità delle dichiarazioni trumpiane il capo dell'Eliseo ha precisato che quando si firma un testo, quando ci si impegna in un'alleanza, quando si crede che sia importante difendere la sicurezza dei propri alleati - o perlomeno dei partner - "bisogna essere all'altezza degli impegni presi. Non si commentano ogni mattina per dire se si rispetteranno o meno: non si dice nulla e, il giorno in cui c'è un problema, si è presenti". In sostanza ha ripercorso il suo discorso di Davos dello scorso gennaio fondato sulla tesi che "la prevedibilità ha valore".

E dinanzi a imprenditori e investitori giapponesi, ha riconosciuto l'immagine di un'Europa talvolta percepita come più lenta ("Sono ben consapevole che l'Europa può a volte essere vista come un continente più lento di altri") ma questa lentezza, ha sostenuto, è il prezzo di una certa stabilità.

Nel mirino, dunque, non solo le parole della Casa Bianca sulla Nato, ma anche gli annunci sulle operazioni belliche.

Ieri ad esempio Trump si è nuovamente rivolto al popolo americano parlando della guerra in Medio Oriente, assicurando che Stati Uniti sono "vicini al raggiungimento" dei loro obiettivi strategici in Iran, in particolare impedendo a Teheran di acquisire un'arma nucleare, aggiungendo che le operazioni dureranno altre due o tre settimane, dopo averne inizialmente programmate quattro.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica