Elezioni politiche 2022

"Nessun pericolo di derive sovraniste. Noi siamo i garanti"

Il coordinatore Fi: "Non vedo speculazioni in atto, faremo un esecutivo di alto profilo"

"Nessun pericolo di derive sovraniste. Noi siamo i garanti"

Onorevole Tajani com'è andato l'incontro con Giorgia Meloni?

«Bene. Si è parlato di tutto. Ovviamente del futuro del Paese e dei gravosi impegni che attendono la nostra coalizione».

E di ruoli? Si parla di lei e Salvini come vicepremier.

«Non se ne è proprio parlato. Per quanto riguarda nomi e incarichi è ancora prematuro. Ci sarà luogo e momento per queste cose e ci sarà ovviamente anche Silvio Berlusconi».

Per tornare alla stretta attualità, lo spread si impenna. Pensa sia una manovra speculativa imbastita contro il successo elettorale del centrodestra?

«Non credo ci siano speculazioni di questo genere. Sono molto tranquillo in proposito. La nostra è una repubblica dalla solida, solidissima, tradizione democratica. Gli elettori hanno scelto di farsi rappresentare dai partiti di centrodestra. Cioè da noi. E a questo punto noi daremo al Paese un governo di alto profilo con donne e uomini sicuramente capaci di governare questo Paese».

E di affrontare tutte le emergenze di questo periodo (guerra, pandemia, crisi energetica, inflazione)?

«Certamente. Forza Italia metterà tutto il suo peso specifico a disposizione del prossimo presidente del Consiglio. Vale a dire la lunga esperienza di Berlusconi, il lavoro che abbiamo fin qui fatto. Parleranno per noi, oltretutto, i risultati che fino a oggi abbiamo ottenuto. Per non parlare poi del ruolo che in questi trent'anni abbiamo avuto a livello internazionale, e non soltanto come membri del Partito popolare europeo, nel difendere le istituzioni comunitarie e nel rimanere fedeli al Patto atlantico».

Il risultato elettorale dimostra, numeri alla mano che senza di voi non si può fare il governo.

«Sì certo, siamo determinanti per dare vita al prossimo esecutivo e soprattutto per dare stabilità al Paese, ma non è una questione di numeri. È semplicemente una questione politica. Ed è la nostra politica che per noi conta e che dobbiamo far valere nel prossimo esecutivo».

Il voto ha fatto vedere che l'Italia è spaccata tra nord e sud, dove i 5S hanno ottenuto il voto di chi percepisce il reddito di cittadinanza. Riuscirete a sanare questa frattura?

«L'Italia è unica. E noi siamo chiamati a lavorare per tutto il Paese. D'altronde lo ripetiamo da tempo: questo Paese non cresce se non cresce il Sud. Dobbiamo fare in modo che il Paese cresca in maniera armonica».

Berlusconi continua a parlare di ruolo di garanzia di Forza Italia contro le derive sovraniste. Ma quali sono i rischi reali?

«Non ci sono rischi. Berlusconi parla di ruolo di garanzia perché è nel nostro stesso dna. Noi siamo il Partito popolare europeo, abbiamo un ruolo molto importante da svolgere. Siamo l'anima liberale, riformista e garantista, popolare e cristiana. E daremo il massimo perché i nostri valori vengano rispettati».

Di cosa si occuperà il governo nei suoi primi cento giorni?

«La prima questione da affrontare ovviamente è la legge di Bilancio. E poi bisogna garantire la giusta difesa del potere d'acquisto degli stipendi e delle pensioni».

E riguardo la cosiddetta «agenda Draghi» e il Pnrr?

«Dobbiamo andare avanti sul Pnrr e procedere con le riforme. Il Pnrr non può certo essere rivoluzionato. Però questo non toglie che una certa flessibilità nei modi e negli obiettivi è necessaria. D'altronde questa flessibilità l'ha prevista anche Bruxelles».

Il suo nome ricorre nel toto nomine. Da presidente della Camera a titolare della Farnesina.

«Intanto sono già contento così. Confesso di essere emozionato all'idea che entrerò a Montecitorio da deputato, dopo quasi trent'anni di lavoro politico in Forza Italia. La settimana prossima sarà l'ultima sessione cui partecipo del Parlamento europeo. Il mio impegno europeo continua però come vicepresidente del Ppe».

La vostra maggioranza è ampia, ci sono i numeri, a esempio, per affrontare il nodo del reddito di cittadinanza.

«L'unica cosa certa è che non si può dare il reddito di cittadinanza a chi non ne ha diritto. Bisogna fare certamente una politica sociale e un Paese democratico aiuta sempre chi in difficoltà. Basta con gli imbrogli. Meglio pensare a pensionati e disabili».

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