"Nessun sì alla giustizia senza un testo scritto Report? Giusto far luce"

L'azzurro indica le tre priorità della riforma. E su Fi: "Siamo l'anima del centrodestra"

"Nessun sì alla giustizia senza un testo scritto Report? Giusto far luce"

Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe discutere la riforma della ministra della Giustizia Marta Cartabia. Forza Italia, però, aspetta ancora di vedere il testo della riforma. «I nostri ministri non potranno votare la riforma del Consiglio superiore della magistratura - avverte il coordinatore nazionale degli azzurri, Antonio Tajani - che domani (oggi per chi legge, ndr) approda al Consiglio dei ministri, se non ci sarà un testo scritto. Pur favorevoli all'impostazione così com'è stata presentata, i nostri ministri non potranno esaminare attentamente il testo studiandolo in maniera approfondita».

Quali sono, per voi, i principi che una riforma del Csm deve rispettare?

«Sono tre le nostre priorità. Primo, la separazione delle funzioni tra magistratura inquirente e magistratura giudicante. Secondo, la questione delle porte girevoli, ovvero se un magistrato decide di fare politica e viene eletto non può tornare a fare il magistrato alla fine del suo mandato».

E al termine della scadenza del mandato cosa può fare?

«Tornare sicuramente nella Pubblica amministrazione ma non in magistratura».

E il terzo punto?

«È quello che riguarda il sistema elettorale del Csm. Sarebbe meglio abolirlo, sostituendolo con il sistema del sorteggio».

In questi giorni si è tornato a parlare anche di un'altra riforma. Giorgia Meloni vuole proporre l'elezione diretta del presidente della Repubblica.

«È da sempre una proposta di Forza Italia. Berlusconi è stato tra i primi ad avanzarla. Ora però abbiamo appena chiesto a Mattarella di restare al Quirinale per altri sette anni. Insomma, per questa riforma c'è tempo, visto che di urgenze da affrontare non ce ne sono poche».

E immagino quindi che pure la riforma elettorale (in senso proporzionale) non sia nella vostra agenda.

«Guardi che non è un problema di agenda. Incontro tantissime persone, a Roma, a Milano, dovunque. E non ce n'è una che mi chieda mai di cambiare la legge elettorale. Chiedono aiuti per le famiglie che non arrivano a fine mese; aiuti per le imprese che con la crisi energetica rischiano di chiudere; chiedono aiuti per sollecitare i consumi. Ed è a queste domande che dobbiamo saper rispondere».

Contro il caro energia il premier Draghi ha annunciato un intervento «di ampia portata» tra i 5 e i 7 miliardi in aiuto di famiglie e imprese.

«Ne siamo contenti. È quello che Berlusconi è andato chiedendo con insistenza in queste ultime settimane. Speriamo sia possibile ottenere questo fondo senza uno scostamento di bilancio. E comunque questa misura non basterà. Forza Italia continuerà a chiedere che ci sia un intervento strutturale. Che diminuisca la nostra dipendenza da fornitori stranieri. Quindi bisogna dare impulso alle rinnovabili e aumentare lo stoccaggio di gas non solo a livello nazionale ma europeo».

A proposito di Draghi, Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, propone un dialogo tra tutte le forze riformiste e chiama in causa anche Forza Italia per la cosiddetta «maggioranza Draghi».

«Noi siamo, come detto più volte da Berlusconi, l'anima del centrodestra. E ci riconosciamo nei valori difesi dal Partito popolare europeo. Siamo convintamente nel centrodestra. E non intendiamo partecipare ad altre iniziative che non richiamino valori per noi non negoziabili propri di un centrodestra europeista, atlantista, cristiano, garantista, liberale e riformista».

Caso «Report» e servizio pubblico. Lei difende il diritto di cronaca ma insiste: serve più trasparenza.

«Il diritto di cronaca non ha nulla a che vedere con sermoni politici del conduttore. Che ha il dovere di ricordare che l'editore della Rai è il Parlamento, dove sono rappresentate tutte le forze politiche anche quelle che hanno opinioni diverse da lui. Il conduttore non è un opinionista che parla a proprio nome. Noi difendiamo sempre il giornalismo di inchiesta.

E, proprio per questo, è corretto che il servizio pubblico faccia luce sui comportamenti indubbiamente inappropriati dei suoi dipendenti che fanno pensare a una mancanza di equilibrio e equidistanza necessarie nel rispettare i cittadini contribuenti che pagano il canone».

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