"Non mi hanno ancora espulso". La verità su Petrocelli e il M5s

Il presidente della Affari Esteri del Senato Vito Petrocelli, senatore filo-russo, non è stato espulso dal MoVimento 5 Stelle. Questo, almeno, è quanto il diretto interessato ha dichiarato

"Non sono ancora stato espulso". La verità su Petrocelli e il M5s

Il presidente della commissione Affari Esteri Vito Petrocelli, noto per aver preso posizioni filo-russe in merito alla guerra scatenata da Vladimir Putin in Ucraina e non solo, ha dichiarato di non essere stato espulso dal MoVimento 5 Stelle.

Questo è avvenuto dopo che il capo grillino Giuseppe Conte, qualche settimana fa, in seguito ad un post contenente la "Z" pubblicato dallo stesso senatore grillino che sembrava poter rappresentare la più classica delle gocce che fanno traboccare il vaso, aveva annunciato provvedimenti in grado di estromettere il parlamentare dai pentastellati.

La versione di Petrocelli è arrivata oggi mediante un'intervista rilasciata a La Repubblica. Tra i virgolettati, ce n'è uno in cui il presidente della Affari Esteri ha specificato come non gli sia arrivata "nessuna comunicazione". "Se mi arriverà l'accetterò senza fare ricorso", ha aggiunto l'esponente politico che, almeno al momento, sembra essere a tutti gli effetti ancora un appartenente alla formazione politica fondata da Beppe Grillo e guidata dall'ex "avvocato degli italiani".

In ballo c'è anche la presidenza della commissione: il ruolo che ormai imbarazza in maniera cristallina e pubblica anche i partner di coalizione del Partito Democratico. Ma Petrocelli non sembra intenzionato a mollare la presa: "L'ultima parola spetta alla presidente Casellati. I senatori Garavini e Alfieri dicevano che la commissione era bloccata, ma non era vero. Abbiamo approvato due ratifiche ancora il 3 maggio", ha fatto present. Vale la pena sottolineare come Petrocelli continui a ricoprire la carica di vertice di un'istituzione focale per queste fasi storico-politiche.

In merito alla scelta di una ventina di membri della commissione di dimettersi, Petrocelli continua a minimizzare: "...una decisione politica che considero pretestuosa. Sarebbe un grave precedente: mi caccerebbero solo perché contrario all'invio di armi all'Ucraina. A Vilma Moronese, che ha lasciato l'M5S, collocandosi all'opposizione, nessuno ha chiesto di lasciare la presidenza della commissione Ambiente", ha osservato. Comunque sia, il MoVimento 5 Stelle avrebbe escluso il senatore dalle note chat grilline ma anche dalle occasioni di confronto pubblico. Il punto è che questo sarebbe l'unico provvedimento per ora disposto dall'ex premier gialloverde e giallorosso.

Un parlamentare grillino interpellato dal Giornale.it sul perché Petrocelli non sia stato ancora espulso ha dichiarato quanto segue: "Penso sia legato allo statuto del MoVimento 5 Stelle. Se ricordi capità anche nel caso di chi uscì per non aver votato la fiducia al governo Draghi". Sarebbe, insomma, questione di tempo. Ma si vedrà.

Il senatore non ha lesinato critiche ai suoi compagni di partito, specie nei confronti del ministro degli Esteri: "Soprattutto Di Maio, che è diventato ultra atlantista, io sono fedele al nostro programma del 2018. Trovo l'escalation militare Usa uno schifo". I grillini, sul dossier relativo alla guerra in Ucraina, risultano spaccati a metà. Luigi Di Maio persegue una linea filo-atlantica, mentre le argomentazioni presentate da Conte sull'inoltro di armi, e non solo su quello, dissentono dall'impostazione del governo guidato da Mario Draghi e rischiano di fungere da blocco per decisioni chiave che l'esecutivo si appresta a prendere.

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