Netanyahu a Roma: "Gli ebrei siano uniti". Attentato in Israele

Bibi incontra la comunità ebraica italiana. A Tel Aviv spari in un bar: tre persone ferite

Netanyahu a Roma:  "Gli ebrei siano uniti". Attentato in Israele

«Siamo tutti fratelli, un popolo unito», dice a tutti ebrei Benjamin Netanyahu al Tempio Spagnolo, dove ha incontrato la comunità ebraica italiana, invitando a superare «le divergenze» che in questo momento ci sono in patria. A Tel Aviv, proprio mentre il primo ministro parla nella capitale italiana, l'ennesima sparatoria in un caffè, un attacco terroristico firmato da un tiratore che è stato «neutralizzato», provoca almeno tre feriti, due gravi, a poca distanza dai manifestanti che protestano contro la riforma della giustizia. «Roma distrusse Gerusalemme ma ora sediamo alla pari - dice Netanyahu - Mai i rapporti sono stati migliori». E l'agenda così ambiziosa: «Fermare l'atomica in Iran, con l'Europa e con gli Accordi di Abramo», spiega il primo ministro. Che torna alle questione interne e aggiunge nel frattempo di essere d'accordo con tutte le iniziative, compresa quella del presidente Isaac Herzog, per l'intesa con l'opposizione.

Netanyahu ha scelto di compiere la sua visita in Italia e il suo incontro con Giorgia Meloni nonostante tutto, un'autentica corsa a ostacoli: dietro di lui, in Israele, le strade bloccate dalle manifestazioni che definiscono la proposta di riforma della struttura giudiziaria un tentativo di colpo di stato, l'occupazione anche delle grandi vie di comunicazione vero l'aeroporto per bloccarne i movimenti con l'ambizione di bloccare la partenza, gestire i movimenti, la politica, la diplomazia stessa del primo ministro, che invece all'aeroporto ha incontrato il segretario alla difesa americano Lloyd Austin.

Ovviamente il premier ha preso l'elicottero per arrivare al suo volo, e anche questo è diventato oggetto di critica come se fosse stata un'esibizione di lusso invece che di necessità; nei giorni precedenti è stata discussa la scelta dell'aereo, e un gruppo di piloti ha pensato di poterlo lasciare a terra rifiutandosi di portarlo; intanto qui a Roma si è provato a lasciarlo senza parole, privandolo della traduttrice designata. La tv pubblica l'ha criticato perché il viaggio dura fino a sabato, ben sapendo che un premier israeliano non vola di Shabbat, e deve quindi attendere per rientrare.

Di certo il premier, preparando il viaggio, non ignorava che, chiamandolo di nuovo dittatore, una folla di odiatori si preparava anche a dimostrare oggi nelle strade di Roma. Ma l'ha affrontato, tranquillo della sua coscienza di conservatore liberale. Tutta questa corsa a ostacoli il primo ministro di Israele l'ha compiuta lo stesso: l'Italia deve esserne contenta. Evidentemente è molto importante il contenuto previsto nel dialogo odierno con Giorgia Meloni: la definizione di una forza comune per rifornire di energia l'Europa; la situazione internazionale delicata e difficile, in cui l'Iran, nemico giurato di Israele e dell'Occidente, si è decisamente collocato a lato della Russia che ha invaso l'Ucraina; il grande spazio di pace che forniscono i Patti d'Abramo per un futuro accordo con i palestinesi; la speranza del riconoscimento di Gerusalemme da parte anche dell'Italia come indispensabile capitale dello Stato d'Israele. Sono tutte cose per cui Netanyahu ha scavalcato gli ostacoli verso Roma, inseguito dalla frattura nel suo Paese.

Meloni ha un ruolo importante nel dare un senso positivo a una volontà che non ha a che fare con disegni autoritari, ma con visioni diverse del mondo. Anche lei ne sa qualcosa, può capire bene se si porta contro di te un affondo alzando uno stendardo di democrazia che in realtà è anche il tuo.

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