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Niente scossoni con gli alleati di Fdi. E a destra si riapre la questione Sud

Confermata la squadra e i capigruppo. "Sconfitti? I sondaggi ci danno al 29%"

Niente scossoni con gli alleati di Fdi. E a destra si riapre la questione Sud
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La prima vera sconfitta di Fratelli d'Italia ha lasciato le ferite per oltre 24 ore. Diceva ieri in Transatlantico un altissimo dirigente del partito di via della Scrofa: "Quando si è abituati a vincere, è più difficile digerire una sconfitta". Due figure di primo piano - come Andrea Delmastro e Daniela Santanchè - hanno rassegnato le dimissioni. "Un sacrificio" utile a far ripartire la macchina del partito. Perché da ora in avanti si entra in un anno elettorale e la partita delle elezioni politiche resta aperta. "C'è la consapevolezza - osserva un dirigente di Fdi - che l'exploit del No non è un voto al campo largo".

Insomma, Giorgia Meloni e lo stato maggiore del partito sono proiettati al 2027. Allerta massima, dunque. La comunicazione non può permettersi più passi falsi. Raccontano che non ci saranno scossoni all'interno dei quadri del partito. Giovanni Donzelli (nella foto), al momento, resta in sella come responsabile dell'organizzazione. Come del resto Arianna Meloni a capo della segreteria politica di FdI. "L'equilibrio fra Giovanni e Arianna funziona benissimo, vorrei ricordare a tutti che al netto della sconfitta restiamo per tutti gli istituti di ricerca il primo partito e siamo attestati attorno al 29%", è la tesi di una voce assai ascoltata ai piani alti di Fdi. Perché dunque intervenire su un partito che fin qui ha vinto in quasi tutti i passaggi elettorali subendo solo una sconfitta al referendum dello scorso fine settimana?

Si andrà avanti su queste note. La presidente del Consiglio farà da supervisore, monitorerà ogni dettaglio, cercando di essere più presente anche nelle questioni relative al partito. Il duo Donzelli-Arianna continuerà ad oliare la macchina di via della Scrofa a livello nazionale e soprattutto nei territori. In Parlamento una figura come Alberto Balboni, presidente della commissione Affari costituzionale del Senato, farà da sentinella sul delicato dossier legge elettorale. E non è forse un caso se proprio ieri Balboni abbia utilizzato toni più concilianti nei confronti dell'opposizione: "Per modificare la legge elettorale bisogna coinvolgere le opposizioni, è necessario un sistema che consenta a chi vince di governare, dobbiamo garantire un limitato premio di maggioranza, altrimenti si rischia il pareggio al Senato".

Già, la legge elettorale. A tutti livelli viene riferito che è il primo vero obiettivo di Fratelli d'Italia. Resta da convincere l'alleato leghista che si oppone allo stralcio dei collegi uninominali. Come del resto, la prossima legge di bilancio a cui si guarda con grande attenzione: "Se usciamo dalla procedura di infrazione, come sembrerebbe, avremo margini di manovra per la prossima finanziaria e potremo dare un segnale ai cittadini. Ovviamente, tutto continuerà a dipendere dal contesto internazionale". Senza dimenticare, infine, il Mezzogiorno. In due Regioni, come Sicilia e Calabria, la vittoria del No è stata netta. "Lì dovremo perfezionare qualcosa".

La

scossa che vuole imprimere l'inquilina di Palazzo Chigi ripartirà da questi tasti. Con una comunicazione "più efficace", ripetono in queste ore. Perché qualcosa lì non hanno funzionato. E ai massimi livelli lo hanno compreso.

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