"Niente vacanze sulla neve". Rivolta delle Regioni alpine

Conte spegne il turismo invernale. Ma gli enti locali insistono: numero chiuso e gestione dei flussi per aprire

Aprire, in sicurezza, gli impianti sciistici. Consentire l'avvio della stagione invernale, con le dovute cautele ovviamente: numero chiuso, gestione on line dei flussi, limiti di capienza negli ambienti al coperto, dispositivi di protezione e igienizzazione personale e dei locali. Regole simili a quelle previste per il trasporto pubblico. E nove pagine di «proposte» sono state approvate ieri da Regioni alpine e province autonome, ben consapevoli che il comparto neve non è solo svago o vacanza, ma un'industria turistica in piena regola, con numeri di tutto rispetto.

Riusciranno a capirlo anche ministri e burocrati governativi destinatari della proposta? La risposta del premier Giuseppe Conte fa pensare di no. «Il problema del protocollo è un conto - ha detto ieri sera - ma tutto ciò che ruota intorno alle vacanze sulla neve è incontrollabile; con Merkel e Macron stiamo lavorando a un protocollo europeo. Non è possibile consentire vacanze sulla neve. Non possiamo permettercelo».

Un «no» che copre come una valanga le speranze di un intero mondo. «Tutti abbiamo come priorità la sicurezza - spiega l'assessore lombardo allo Sport, Martina Cambiaghi - ma la nostra preoccupazione è che la posizione governativa di chiusura totale non valuti l'impatto economico e sociale di una decisione simile. Garantire la sicurezza di utenti e lavoratori, adottando le indicazioni, è scopo di tutti». Ed eccole, le indicazioni proposte. Regole auree, valide anche fra le vette innevate, sarebbero l'uso della mascherina, l'impiego di dispenser per disinfettare le mani e il distanziamento di un metro con percorsi sicuri di accesso agli impianti. E per quanto riguarda l'uso degli impianti, sono stati proposti sistemi per evitare di raggiungere il numero massimo di persone previste, per esempio la prenotazione on line degli sky pass con gestione telematica. Inoltre la capienza verrebbe fissata al 100% solo per le seggiovie, mentre scenderebbe al 50% per cabinovie e funivie, limiti tutti derogabili, ovviamente, in caso di emergenze per ragioni meteorologiche o di pericolo.

Adesso, il «non possiamo concederci vacanze sulla neve» di Conte pare vanificare questo lavoro. «Le feste natalizie non vanno demonizzate - spiega Giovanni Toti, vicepresidente della Conferenza delle Regioni - vanno gestite con prudenza e attenzione per essere vissute come un'opportunità di ripartenza dopo mesi di sacrifici e dolore». «Non farlo significherebbe condannare a morte certa interi settori. La chiusura degli impianti sciistici metterebbe a rischio 120 mila posti di lavoro». La Lombardia fa presente che a Natale si scierà in Svizzera, in Austria e in Francia, e che «secondo il Governo da questa parte delle Alpi dovrà essere tutto chiuso». «Tenere chiusi gli impianti vuol dire fare fallire l'economia della montagna - dicono gli assessore Davide Caparini e Massimo Sertori - È una scelta scriteriata di un Governo disorientato. Forse a Roma non hanno ancora capito che gran parte del Paese non vive di stipendio garantito».

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