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Un no solo a Mosca è un'ipocrisia

Gli artisti non paghino per colpa dei loro governi. Si giudica l’opera

Un no solo a Mosca è un'ipocrisia
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Prima di aprire una discussione sui massimi sistemi, bisogna capire esattamente cosa è successo a Venezia. La Biennale non ha invitato la Russia a partecipare alla prossima mostra d'arte, perché la Russia possiede un Padiglione nazionale ai Giardini. I Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana chiedono autonomamente di partecipare alle mostre della Biennale. La richiesta consiste in una semplice comunicazione qualora il Paese sia proprietario di un Padiglione ai Giardini, come la Russia. La Biennale prende atto della comunicazione e di solito non impedisce la partecipazione dei Paesi suddetti. Basterebbe forse questo a chiudere la questione ma per non far finta di ignorare il problema di fondo, la presenza di un Paese aggressore, impegnato in una invasione in piena regola, aggiungiamo che, se si prende questa via, si devono poi aprire molti altri dossier, visto che non esiste, purtroppo, la sola guerra in Ucraina (e neppure è sufficiente aggiungere quella in Iran, basta guardare una mappa dell'Africa per trovarne altre). Lungo questo crinale è facile scivolare dalla intransigenza alla pura e semplice ipocrisia. In quanto alla supposta vicinanza degli organizzatori russi a membri dell'establishment, possiamo dire che: siamo soliti giudicare le opere dopo averle viste; vietare agli artisti russi di esporre significa punire individui per i crimini del loro governo, un libertario non può accettarlo, qualunque sia il suo giudizio sulla guerra; impedire l'apertura del Padiglione russo è un cedimento alla logica della guerra travestita da solidarietà; la logica della Biennale è invece proprio creare uno spazio dove tutti, nessuno escluso, possa dialogare e confrontarsi con gli altri.

Se il Padiglione russo farà propaganda in favore di Vladimir Putin, si coprirà di vergogna in eterno, entrerà nei libri di storia come un obbrobrio e i cronisti italiani finalmente avranno un'ottima ragione per alzare la voce, che sono soliti tenere molto bassa per paura di prendere parte a polemiche che non siano già vinte in partenza. Allora, sì, la Biennale sarà giudicata per quello che ha saputo, o non saputo, proporre e garantire.

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