Le parole sono quelle, inequivocabili. Ancora più esplicito è il tono con cui vengono pronunciate. Soprattutto sapendo che a promettere a un giornalista un regolamento di conti dopo il voto non è un semplice portavoce del Comitato per il No: è uno dei magistrati più potenti (e temuti) d'Italia, il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri. Che nei giorni più roventi della campagna è stato accusato dal Foglio di avere promesso a una sua giornalista "dopo il referendum tireremo una rete e faremo i conti". Una frase che il quotidiano, in prima fila nella campagna per il Sì, aveva interpretato come una minaccia. Gratteri prima aveva reinterpretato a suo modo il concetto, poi - secondo quanto riportato l'altro ieri dal Corriere della sera - aveva accusato la giornalista del Foglio di essersi inventata frasi mai dette. Ieri arriva la reazione del quotidiano, che pubblica sul suo sito la registrazione delle parole del procuratore di Napoli. Dieci secondi di audio perfettamente comprensibile. Eh sì, Gratteri dice proprio quel che il Foglio gli ha attribuito. E il tono non sembra quello di una boutade.
Dice Gratteri: "Se volete continuare a speculare voi del Foglio fatelo pure non è un problema, dopo il referendum tireremo la rete e faremo i conti". Di quale rete parli Gratteri, se si riferisca a inchieste o altro, non è dato sapere. Ma la promessa del "faremo i conti" è lì, testuale. Ed è ulteriormente aggravata dal tentativo maldestro del procuratore di dare della bugiarda alla giornalista cui l'avviso viene rivolto. "Già era falso quello che ha detto la giornalista", dice Gratteri a Virginia Piccolillo del Corriere, probabilmente senza sapere che la sua promessa al Foglio è stata registrata. Così anche l'avvertimento "faremo i conti" finisce nel campionario delle pesantezze con cui Gratteri ha interpretato in queste settimane il suo ruolo di frontman della campagna contro la riforma. Pesantezze culminate nel "voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata", condita dalla bufala dell'intervista contro la separazione delle carriere attribuita da Gratteri a Falcone e mai esistita ("l'avevo letta sul Fatto quotidiano e mi sono fidato") e sfociata persino nell'arruolamento a sua insaputa nel fronte del No del cantante Sal da Vinci, vincitore del festival di Sanremo, che reagisce pubblicamente escludendo di avere mai preso posizione sul referendum. Ma l'avvertimento lanciato alla giornalista del Foglio, Ginevra Leganza, surclassa le altre uscite del procuratore. Nel pubblicare l'audio, il Foglio ieri spiega che "avevamo tenuto l'audio nel cassetto perché non si pubblica tutto ciò che si ha, e questa è una delle differenze tra il giornalismo e certa magistratura, Ma lo pubblichiamo ora perché il procuratore ha scelto la strada delle negazione che è una strada senza sbocco se si accusa di falso una giornalista che ha riportato fedelmente le sue parole". La smentita di Gratteri secondo il quotidiano rivela il profilo di "un magistrato convinto di poter riscrivere la realtà a proprio uso, quella di un procuratore che nega l'innegabile con la serenità di chi non ha mai dovuto rispondere di nulla". E ieri sera il direttore del Foglio, Claudio Cerasa, aggiunge al Giornale: "Gratteri è un grande magistrato.
Ma i grandi magistrati, per essere grandi, dovrebbero imparare a riconoscere quando sbagliano, senza negare la realtà".Insomma: la smentita di Gratteri viene smentita a sua volta. Ieri sera, quando il Giornale manda un messaggio whatsapp a Gratteri per chiedergli di spiegare il senso della vicenda, il procuratore di Napoli non risponde.