"Non parliamo con il Signor B". Il M5S riesuma l'antiberlusconismo

Dal M5S parole d'odio contro il Cav: "Non gli daremo mai la legittimazione politica". E Di Maio si rifiuta di trattare con lui. Ma è una linea perdente

"Non parliamo con il Signor B". Il M5S riesuma l'antiberlusconismo

"Non parleremo mai con il Signor B". Nicola Morra lo mette subito in chiaro arrivando a Palazzo Madama. E a chi gli chiede se il Movimento 5 Stelle è disposto a seguire questa linea anche a costo di perdere la presidenza della Camera, il senatore grillino gonfia il petto e annuisce. Il "Signor B" è, ovviamente, Silvio Berlusconi, come lo apostrofa Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano. I toni violenti, d'altra parte, sono gli stessi. E, se pensavamo che la stagione dell'odio fosse morta e sepolta, abbiamo preso una cantonata pazzesca. L'antiberlusconismo non è finito con la caduta della sinistra. I grillini si appropriano della stessa terminologia e, per cavalcare una crociata idelogica contro Paolo Romani, fanno saltare il tavolo dell'accordo.

Mentre il Parlamento apre i battenti alla XVIII legislatura, i partiti continuano a trattare a oltranza per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Ma il veto dei grillini su Romani a Palazzo Madama complica la partita. La trattativa ora è in mano a Matteo Salvini perché Luigi Di Maio e soci si rifiutano di sedersi al tavolo con il Cavaliere. Torna così a pieno titolo l'antiberlusconismo militante a cui la sinistra ci ha abituato per oltre vent'anni. "Non scendiamo a compromessi al ribasso e non accetteremo ricatti. Non riabilitiamo Berlusconi", sentenzia il capogruppo in pectore al Senato, Danilo Toninelli, parlando ai parlamentari pentastellati riuniti nell'auletta dei gruppi a Montecitorio. Da qui l'indicazione di votare scheda bianca in tutti gli scrutini di oggi e la volontà di riaprire il confronto con le altre forze politiche, ma non col leader di Forza Italia. Per Di Maio, infatti, gli interlocutori sono solo Maurizio Martina per il Pd e Matteo Salvini per la Lega. "Mai con Berlusconi", hanno ribadito anche i suoi capigruppo. "Lo sapete com'è fatto Berlusconi, no? Ma questa volta non gli riesce...", commenta Gianluigi Paragone. "Questo è l'ultimo miglio della stagione berlusconiana. Il suo - osserva il neo senatore - sarebbe un bacio della morte".

I Cinque Stelle sono disposti ad andare a schiantarsi contro un muro pur di tener fede alla propria ideologia. Per assurdo: se Forza Italia dovesse insistere con Romani come candidato alla presidenza del Senato e il Pd indiare Luigi Zanda, i grillini sarebbero addirittura disposti a votare per l'esponente dem. "Un po' come accadde nel 2013 - spiega una fonte autorevole del M5s - quando si doveva scegliere tra Renato Schifani e Pietro Grasso". Con la differenza, viene sottolineato, che allora il voto per Grasso di alcuni pentastellati provocò il primo terremoto dentro il movimento con i primi espulsi, mentre adesso la scelta è avallata dai vertici. "Noi, a Berlusconi, non daremo mai la legittimazione politica - tuona Vito Petrocelli - e votare Romani significherebbe dover trattare con Berlusconi". Un'impuntatura infantile, come l'ha definita anche Giorgia Meloni, che getta il parlamento in una impasse difficile da sciogliere. "Non si capisce perché si voglia escludere chi ha preso più di 200 milioni di voti dal '94", commenta Renato Brunetta ai microfoni di a RaiNews24. "Il centrodestra ha tre leader e non è possibile parlare solo con uno - conclude - se qualcuno non vuole sedersi con Berlusconi poco male, andiamo avanti".

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