La nostra missione nel Mar Rosso? Vitale per proteggere l'economia

Il 40% degli scambi commerciali del nostro Paese passa dal Canale di Suez. L'attacco alla nave mette a rischio 6 miliardi di export

La nostra missione nel Mar Rosso? Vitale per proteggere l'economia
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La missione militare italiana nel Mar Rosso di contrasto all'attività terroristica degli Houthi assume una crescente importanza poiché insiste in un'area strategica per la nostra economia, basti pensare che il 40% degli scambi commerciali italiani transita per il Canale di Suez. Già a inizio anno Confindustria ha messo in guardia sulle conseguenze per la crescita del Pil italiano delle tensioni nel Mar Rosso che costringono molte navi cargo a cambiare rotta circumnavigando l'Africa con un aumento considerevole di tempi e costi: «Via mare transita più del 90% dei flussi italiani con i principali paesi a est del Mar Rosso (in Asia e parte del Medio Oriente)». Ad essere esposti sono perciò «gli scambi di petrolio e gas (da Kuwait, Qatar, EAU, Iraq; parte del petrolio dell'Arabia Saudita è invece imbarcato a nord dello Yemen), quelli di beni elettronici e apparecchi elettrici (oltre la metà dell'import extra-UE viene dalla Cina), quelli di prodotti in pelle (quasi un terzo viene dalla Cina), quelli di macchinari».

Gli attacchi dei ribelli Houthi alle navi che attraversano lo Stretto di Bab el-Mandeb allarmano sempre più aziende e associazioni di categoria e, secondo i calcoli di Confartigianato, sono già costati 8,8 miliardi di euro in tre mesi, circa 95 milioni al giorno, di cui 3,3 miliardi di perdite per mancate o ritardate esportazioni e 5,5 miliardi per l'impossibilità di approvvigionarsi di prodotti manifatturieri.

In questo quadro già complesso ieri è stata diffusa un'analisi di Coldiretti sull'impatto dell'escalation dopo l'attacco di un drone al cacciatorpediniere italiano Duilio per i prodotti agroalimentari che mette a rischio 6 miliardi di euro di export del cibo. Dal Canale di Suez passano infatti il 16% dell'olio d'oliva, il 15% dei prodotti derivati dalla lavorazione dei cereali e il 14% del pomodoro trasformato delle esportazioni agroalimentari italiane. Si tratta dei prodotti destinati all'Asia e all'Oceania.

L'altra conseguenza della situazione nel Canale di Suez è l'aumento esponenziale dei costi del trasporto marittimo, in particolare nei traffici tra Asia e Mediterraneo: da dicembre 2023 a gennaio 2024 le quotazioni del trasporto dal Mediterraneo alla Cina sono cresciute del 659% secondo il Centro Studi Divulga di Coldiretti.

Gli attacchi degli Houthi alle navi mercantili sono arrivati in un momento di grande crescita per l'export agroalimentare italiano in Asia che nel 2023 ha raggiunto il valore massimo di sempre a 64 miliardi, con un più 6% rispetto all'anno precedente e, al tempo stesso, le conseguenze sul Pil italiano nel primo trimestre 2024 rischiano di farsi sentire. Alla luce di questa situazione, chi ancora contesta la missione della marina italiana sembra non rendersi conto di quanto sta accadendo in Medio Oriente.

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