Alla fine, nella nuova fase delle indagini sul delitto di Garlasco, torna a imporsi una domanda di importanza cruciale: quanti sono stati gli assassini di Chiara Poggi?
Per le sentenze che lo hanno condannato in via definitiva, il suo fidanzato dell'epoca Alberto Stasi ha agito da solo, e d'impeto, senza premeditazione. Nella rilettura che la Procura di Pavia sta facendo dell'intera vicenda, e che ha portato a indagare Andrea Sempio, si è lasciata fin dall'inizio aperta l'ipotesi che Sempio - ammesso che sia lui il vero colpevole - possa avere agito insieme a uno o più complici. Per sciogliere i dubbi, gli inquirenti pavesi hanno puntato molto sulla nuova perizia affidata ai Ris di Cagliari, la Blood pattern analysis (Bpa), ovvero l'interpretazione delle tracce di sangue sulla scena del crimine. La Procura ha già ricevuto le conclusioni dei Ris (un tomo di circa 300 pagine) e lo ha immediatamente segretato, per non scoprire le sue carte. Sul suo contenuto sono circolate le ipotesi più diverse. Ma ora arriva un'indiscrezione di spessore maggiore: nelle conclusioni del Ris, l'assassino di Chiara - chiunque egli sia - avrebbe agito da solo. Non ci sono, sulla scena del crimine, tracce della presenza di un "Ignoto 2".
L'indiscrezione è autorevole perché arriva da Luciano Garofano, che era a capo dei Ris all'epoca del delitto, e che coordinò la prima Bpa; e che nel mondo da cui proviene ha mantenuto solidi legami. È stato Garofano giovedì, in collegamento con Ore14, a lanciare la notizia, anche dietro la cautela di un "pare che". È una voce che, se confermata, indirizzerebbe le indagini in un canale più preciso di quanto si sappia finora, escludendo uno degli scenari che da più parti vengono ipotizzati: come quella di un delitto quasi di gruppo, ideato e realizzato da più autori, alcuni dei quali presenti sulla scena del crimine. Nelle ultime ore, ha preso sostanza un elemento a sostegno di questo scenario: perché nell'incidente probatorio conclusosi giovedì a Pavia, la genetista Denis Albani, perita del tribunale, ha confermato che delle tre tracce di Dna rilevate sulle unghie di Chiara, due sono probabilmente riconducibili a Sempio, mentre la terza è sicuramente incompatibile con lui. Se Chiara, come pensano i pm, è entrata in contatto direttamente con chi la stava aggredendo, e ha anche cercato di reagire (cosa che le sentenze precedenti escludono) allora il Dna non attribuito a Sempio porta inevitabilmente verso la presenza di un "Ignoto 2".
Scenari, come si vede, incompatibili e contraddittori, sui quali incombe il vero quesito ancora senza risposta certa: il movente. Di fatto, nei diciotto anni passati dal delitto, non si è mai capito perché Chiara sia stata assassinata: a ventisei anni, senza colpe né segreti apparenti.
Le sentenze che hanno condannato Stasi non hanno colmato questo buco, limitandosi a attribuire a generiche "dinamiche di coppia" la causa scatenante della furia omicida di Stasi; nella pista che porta a Sempio come unico colpevole aleggia l'ipotesi di una pulsione non corrisposta dell'imputato verso la sorella maggiore del suo amico; sullo scenario del complotto si sono affacciate spiegazioni disparate, comprese quelle che ruotano intorno al Santuario della Bozzola. Antonio De Rensis, legale di Stasi, l'altro giorno dice: la ferocia con cui viene colpita Chiara non si spiega solo con l'odio, si spiega anche con la paura. Già, ma chi poteva avere paura di Chiara?