Le nuove denunce di Palamara. "Sono tornati i cecchini in toga"

L'ex pm ancora all'attacco: "Se c'è una poltrona in palio si affossa un concorrente". E cita il caso del pm Creazzo

Le nuove denunce di Palamara. "Sono tornati i cecchini in toga"

Un fiume in piena, una cascata ininterrotta di rivelazioni e di accuse che fanno irruzione nella vita quotidiana della magistratura. Luca Palamara è una sorta di «fattore P» in grado di condizionare gli assetti futuri della giustizia italiana: perché chiunque vada a sedersi al ministero di via Arenula non potrà fare finta che con le chat e il libro di Palamara il pianeta delle toghe non debba fare i conti.

Ieri sera Palamara va ospite da Massimo Giletti a Non è l'Arena e va giù piatto: «Sono tornati i cecchini, anzi non se ne sono mai andati», dice. Chi sono i cecchini? Sono i mandanti dei messaggi che puntualmente, appena una poltrona importante di tribunale, procura, corte d'appello viene messa all'asta, affossano uno dei contendenti. In genere, quello sgradito agli accordi dominanti. Nel libro scritto insieme a Alessandro Sallusti, Il Sistema, Palamara fa un ampio elenco di casi di cecchinaggio, male decennale della magistratura italiana. E ieri racconta come il sistema sia ancora invalso. Di mezzo c'è un caso assai delicato, l'aggressione sessuale che il pm siciliano Alessia Sinatra ha denunciato di avere subito dal procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Creazzo. La Sinatra, nelle chat con Palamara, dà per questo a Creazzo del «porco» e dell'«essere immondo». La Procura generale della Cassazione ha messo sotto inchiesta disciplinare sia lei che lui.

Palamara si guarda bene dal prendere le difese di Creazzo o dal sottovalutare la gravità dell'episodio. Ma rimarca la precisione millimetrica con cui una vicenda che era nota al Csm dal 6 aprile 2020 sia esplosa in un momento preciso: in questi giorni il Tar del Lazio deve decidere sul ricorso che Creazzo ha presentato per ottenere la nomina a capo della Procura di Roma. È una delle poltrone cruciali della magistratura italiana, e proprio intorno ad essa si è consumata all'interno del Csm la faida su cui ruota l'indagine contro Palamara. Creazzo (corrente Unicost, centro) venne abbandonato dalla sua corrente che contribuì a far eleggere Michele Prestipino, «vice» del potente procuratore uscente Giuseppe Pignatone. Creazzo ha fatto ricorso al Tar del Lazio, aveva qualche chance di vincere perché Prestipino (a differenza di lui) non ha mai svolto incarichi direttivi. Ma ora le rivelazioni sul «caso Sinatra» azzerano le sue speranze: quale Tar manderebbe a fare il procuratore a Roma uno che allunga le mani in ascensore?

Ieri, intanto, il direttivo dell'Associazione nazionale magistrati dà incarico ai probiviri di scavare, nell'interesse delle migliaia di magistrati perbene, sui colleghi citati nel libro e nelle chat di Palamara. Ma il clima in Anm resta rovente. Lo dimostra bene uno scambio di mail tra Giovanni Tedesco, esponente della sinistra di Area e notabile della «vecchia guardia» dell'Associazione, e il sostituto pg messinese Felice Lima. Dopo che Lima aveva accusato Tedesco per il suo intervento al direttivo di «rozzezza intellettuale, disabitudine alla critica democratica, desiderio fascista di controllo sociale, attitudine bugiarda alla mistificazione propagandistica», Tedesco risponde a brutto muso: «Lima, il tuo ennesimo atto di squadrismo - perché siete una squadra fascista - non merita alcuna risposta. Sei andato in acido perché ho detto che siete strumentalizzati?». Controrisposta di Lima: «Mi creda, dottor Tedesco, la sua mail conferma che lei non è lucido». E ancora: «Per decenni avete pestato e bullizzato decine di galantuomini, rei soltanto di essere magistrati indipendenti e di non fare i servi della vostra associazione».

Nel frattempo, la giustizia italiana va a rotoli.

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