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Ma per ora l'azione dei proxy è soprattutto dimostrativa. Caos solo se colpiranno i civili

Pakistan, Libano, Iraq e Yemen: alleati sciiti mobilitati contro gli Usa, ma con scarsi risultati

Ma per ora l'azione dei proxy è soprattutto dimostrativa. Caos solo se colpiranno i civili
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"Ieri l'Iran ha attaccato con missili gli Stati Uniti e Israele, facendogli male. Oggi li colpiremo con una forza che non hanno mai visto prima", è la minaccia di domenica mattina, su X, di Ali Larijani, consigliere per la sicurezza nazionale dell'Iran. Ex generale dei Pasdaran, è un miracolato, per ora, risparmiato dall'eliminazione come 48 alti ufficiali compreso il leader supremo Alì Khamenei. Fino a ieri sera non c'è stata un'impennata significativa nella rappresaglia iraniana, a parte un tentativo di colpire la portaerei Lincoln con missili abbattuti a chilometri di distanza. Però sono scesi in campo i proxy, le forze sciite pro Iran, dal Pakistan all'Iraq fino a Beirut, cercando di assaltare le sedi diplomatiche Usa. Tutto previsto, ma non è chiaro se la guerra stia andando verso un'infermabile escalation oppure no. Nelle ultime ore un alto funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che "nuovi potenziali leader" in Iran hanno lasciato intendere di essere pronti a colloqui con gli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump si dice "disponibile a parlare", ma per ora l'operazione militare "continua senza sosta". E Israele ha promesso "un'intensificazione degli attacchi", mobilitando altri 100mila riservisti per possibili impennate delle ostilità con Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania.

Sul piano militare un "elemento chiave sarà un eventuale cambio di postura delle potenze regionali - spiega una fonte del Giornale addetta alle operazioni - Se i Paesi colpiti fino ad ora (praticamente tutti quelli del Golfo, nda) passassero da un approccio difensivo ad offensivo". Per il momento sembra lontana l'ipotesi che gli arabi sunniti partecipino all'attacco alla Repubblica islamica. Un altro indicatore dei militari è se "gli iraniani cambiassero obiettivi. Fino ad oggi hanno scelto bersagli militari, a parte pochi casi in Israele. Se dovessero espandersi su obiettivi civili come aeroporti, scali marittimi, sedi istituzionali di governo", alzeranno il livello di conflitto.

Al momento hanno preferito aizzare i fan sciiti con risultati non impressionanti. In Pakistan la minoranza filo Khamenei (15% della popolazione) ha preso d'assalto le zone dove si trovano consolati americani, a cominciare da Karachi, lasciando sul terreno 22 morti in tutto il Paese. A Baghdad manifestanti sciiti hanno cercato di sfondare i cordoni di sicurezza per avvicinarsi all'ambasciata Usa, ma sono stati respinti anche se ci stavano riprovando durante la notte.

A Beirut la sede diplomatica è stata evacuata due giorni fa, ma gli Hezbollah sono scesi in strada con cortei di motociclette. "Adempiremo al nostro dovere affrontando l'aggressione", ha affermato il leader del Partito di Dio, Naim Qassem, aggiungendo che "qualunque siano i sacrifici, non abbandoneremo la via della resistenza". Tanto fumo e poco arrosto con gli Houthi dallo Yemen che non si capisce se fanno finta di niente o stanno preparando una dura rappresaglia.

Alcuni attacchi di droni ad Erbil, il capoluogo del Kurdistan iracheno, sono stati rivendicati da milizie sciite come i "Guardiani delle brigate del sangue". Il gruppo armato più forte, Kataeb Hezbollah, ha annunciato che non rimarrà "neutrale" e difenderà la Repubblica islamica orfana di Khamenei.

I missili dei Pasdaran stanno colpendo anche le formazioni curde d'opposizione, che hanno le loro basi nel Nord dell'Iraq.

Dal Kurdistan iracheno, forse con l'aiuto americano e israeliano, potrebbero diventare una spina nel fianco del regime con incursioni oltre confine nell'area curda. Media iraniani hanno reso noto un attacco al quartier generale di un reggimento di frontiera a Mehran, vicino al confine con l'Iraq, che ha causato la morte di 43 membri delle forze di sicurezza.

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