Che America lascia Obama

Dalla politica estera a quella interna, dalla comunicazione all'economia, otto anni dopo l'illusione diventa delusione

Che America lascia Obama

Gli otto anni di amministrazione Obama raccontano al mondo che le aspettative possono essere il peggior nemico di chiunque, compreso del presidente degli Stati Uniti. La domanda a cui rispondere è questa: l'America del 2016 è meglio o peggio di quella del 2008? Ecco, la risposta è: meglio, a sua insaputa. Obama è entrato in carica il 20 gennaio 2009, nel momento più nero della storia americana dal Novecento in poi. Nel pieno di una crisi economica molto più profonda di quanto si credesse allora, diventata in fretta una crisi sociale incredibile. Obama promise di far rivivere il sogno che la sua storia raccontava all'America stessa e al mondo intero. Lo fece con una campagna elettorale pazzesca, trasformatasi via via nella più imponente e innovativa campagna di comunicazione globale mai vista conclusa con il suo arrivo alla Casa Bianca.

Oggi quella Casa la lascia dopo un altrettanto imponente fallimento comunicativo. Perché Obama non è riuscito a raccontare all'America e quindi al mondo che otto dopo comunque qualcosa nel Paese è migliorato. Gli ultracritici dicono: per forza, peggio di com'era l'America all'epoca non poteva essere. Eppure non è solo questo. Ci sono dati che potrebbero far dare un giudizio migliore: disoccupazione, Pil, criminalità, aspettative di vita. E però il percepito dell'America è diverso, per certi versi opposto, e ha contribuito a creare il fenomeno Trump a destra e il fenomeno Sanders a sinistra. Il problema sono proprio le aspettative, l'illusione creata e tradita dal realismo della vita, delle scelte, della politica. Nessuno più del Barack Obama della campagna elettorale del 2008 è stato in grado di trasformare promesse elettorali in qualcosa di diverso, appunto in aspettative. Che sono qualcosa che non solo pensi di poter fare, ma che riesci a far pensare che farai davvero. Otto anni dopo il giudizio critico praticamente incondizionato ha sostituito la fiducia incondizionata che Obama aveva su di sé. Sconfisse nelle primarie una Hillary più giovane e più credibile di oggi. Sconfisse nelle presidenziali McCain, che rispetto a Trump era un gigante della politica. Era più di un politico, Obama. Otto anni dopo è un presidente che non ha fatto peggio di altri, ma che ha perso sull'unica cosa che all'epoca nessuno pensava potesse fallire: essere diverso, incarnare il cambiamento, autocompiersi in un leader in grado di unire il Paese e perché no il mondo. Ha fallito la prima cosa e di conseguenza la seconda. Il giudizio vero arriverà tra dieci anni. Oggi la delusione copre tutto, probabilmente anche troppo.

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