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Le otto basi americane in Italia. Tutti i governi le hanno concesse

Davanti a Napoli 40 navi della VI flotta che opera anche a Gaeta e a Sigonella. In Sicilia un hub dell'aviazione a stelle e strisce dedicato alle comunicazioni

Le otto basi americane in Italia. Tutti i governi le hanno concesse
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Dalla fine della Seconda guerra l'Italia ospita sul proprio territorio militari, basi, porti, aeroporti americani. Una presenza iniziata nel 1951 quando venne firmato il primo accordo di cooperazione militare bilaterale (di assistenza reciproca e ricostruzione post-bellica) ma già nel 1949 l'Italia era entrata a far parte della Nato.

Da quel momento inizia la realizzazione delle prime istallazioni e basi americane, prima a Napoli, nel 1952 Camp Darby a Livorno, nel 1954 ad Aviano, nel 1959 a Sigonella fino ad arrivare alle otto basi statunitensi presenti a oggi nel territorio italiano. Un momento chiave nella cooperazione tra le due nazioni è il 1954 quando viene firmato il Bia (Bilateral Infrastructural Agreement), l'accordo bilaterale a oggi secretato che disciplina, anche con successive integrazioni, l'uso da parte delle forze armate statunitensi delle infrastrutture a loro concesse nel nostro territorio e, proprio a questo accordo, ha fatto riferimento ieri Giorgia Meloni.

Oggi in Italia sono presenti circa 34.000 militari americani di cui 13.000 nelle basi e oltre 21.000 schierati nella VI Flotta della Us Navy a Napoli dove operano 40 navi con 175 aerei. Nella città partenopea dal 2013 è presente l'Allied Joint Force Command, uno dei due comandi strategici operativi della Nato in Europa. La VI flotta della Marina statunitense oltre a Napoli dispone di un attracco al porto di Gaeta e ha in Sicilia a Sigonella la principale base logistica nel Mediterraneo.

A Sigonella si trova anche uno dei più grandi hub dell'Aviazione di Marina statunitense e negli ultimi giorni si è intensificato il traffico di droni e aerei americani che decollano dalla base Usa ma solo per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea.

L'aeronautica americana può contare anche su altre basi su territorio italiano, ad Aviano c'è la sede del 31esimo Fighter Wing dell'Aeronautica americana mentre a Ghedi è presente un deposito di munizioni che rifornisce il 52esimo Fighter Wing dell'Aeronautica di stanza in Germania dove sono presenti anche testate nucleari americane. Se la base di Camp Darby in Toscana è un deposito di missili e munizioni a cui attingono le forze americane, nelle due basi venete di Vicenza e Motta di Livenza sono di stanza il 173esmio Airborne brigade combat team e lo United States Army Africa. Vi è poi l'osservatorio di attività solare presente a San Vito dei Normanni in provincia di Brindisi.

Oltre alle basi in cui sono presenti militari, gli Usa possono contare su varie istallazioni per le comunicazioni come il Muos (Mobile user Objective System) a Niscemi in Sicilia. L'utilizzo delle basi su suolo italiano per condurre operazioni militari in Iran necessita del via libera del governo e, sebbene non sia obbligatorio un voto in Parlamento, di solito è ritenuto opportuno prima della luce verde anche perché non si tratta di missioni sotto l'egida dell'Onu o di peacekeeping. Il motivo della necessità di autorizzazione da parte del governo italiano è esplicata nel Memorandum del 2 febbraio 1995 noto come "Shell agreement". Nel testo viene chiarito che "la designazione di uso esclusivo per gli impianti e/o le infrastrutture utilizzati dalle forze armate statunitensi non limita in alcun modo l'esercizio della sovranità nazionale italiana, come sancito dall'articolo VII del Sofa della Nato". Il rifermento è all'Accordo tra gli Stati membri della Nato sullo status delle forze armate firmato a Londra il 19 giugno 1951.

È importante sottolineare che si tratta di accordi bilaterali tra Stati che prescindono il colore politico dei governi in

carica, per questo la polemica delle opposizioni non ha ragion d'essere anche alla luce delle posizioni assunte dai governi di centrosinistra negli anni passati da D'Alema in poi quando l'utilizzo delle basi fu sempre concesso.

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