Leggi il settimanale

Il Papa benedice l'uomo di Trump. E cita l'ulivo, "pianta della pace"

Il segretario di Stato accolto in Vaticano dopo gli attacchi del presidente Usa. L'udienza del disgelo dura 45 minuti: "Impegno comune" e "buone relazioni"

Il Papa benedice l'uomo di Trump. E cita l'ulivo, "pianta della pace"
00:00 00:00

Giovedì non gnocchi, ma rogne. Ieri mattina, nella vigilia del primo anniversario d'elezione, Leone XIV si è ritrovato ad affrontare i due dossier più caldi sulla sua scrivania. Le porte del Palazzo Apostolico, infatti, si sono aperte prima per il cardinale tedesco Reinhard Marx, reduce dalla sfida a Roma sulle contestate benedizioni arcobaleno. In tarda mattinata, invece, l'arrivo del segretario di Stato americano Marco Rubio per un'udienza attesissima dopo il nuovo attacco personale di Donald Trump al Pontefice. Il faccia a faccia tra i due connazionali è durato 45 minuti, quindi più dei 30 minuti che generalmente Leone riserva alle autorità ricevute. Il comunicato del Dipartimento di Stato ha fatto sapere che si è discusso della "situazione in Medio Oriente e di questioni di interesse comune nell'emisfero occidentale", sottolineando l'impegno comune di Santa Sede e Stati Uniti "a favore della promozione della pace e della dignità umana". Molto abbottonato anche il comunicato vaticano in cui è stato menzionato "uno scambio di vedute sulla situazione regionale e internazionale, con particolare attenzione ai Paesi segnati dalla guerra, da tensioni politiche e da difficili situazioni umanitarie, nonché sulla necessità di lavorare instancabilmente in favore della pace".

Nelle fotografie dell'udienza il volto del Papa è disteso e sorridente, molto diverso da quello quasi forzatamente rabbuiato di Francesco con Trump ai tempi del loro incontro in Vaticano nel 2017. Insomma, questo pontificato si conferma non pregiudizialmente ostile all'amministrazione repubblicana nonostante gli attacchi dell'ultimo mese. L'udienza stessa - richiesta da Rubio - ne è la dimostrazione: al suo predecessore Mike Pompeo, infatti, non venne concesso di incontrare Francesco durante una sua visita a Roma nell'ottobre del 2020. Allora come adesso i rapporti tra la Casa Bianca e la Santa Sede erano ai minimi storici per motivi di politica estera: la Cina ieri, l'Iran oggi. A Prevost non è andata giù l'accusa trumpiana di essere favorevole al fatto che Teheran ottenga l'arma nucleare. Un'affermazione che contraddice l'impegno personale per la pace espresso sin dal primo giorno di pontificato. E così, nel momento dello scambio dei regali, Leone ha "punzecchiato" il braccio destro di Trump ricordandogli che la penna regalata era fatto in legno d'ulivo, ovvero "la pianta della pace". Ma non poteva esserci uomo migliore di Rubio per provare a dare un messaggio di riconciliazione al Pontefice di Chicago. Il segretario di Stato americano, infatti, è un fan di Leone XIII e della sua enciclica "Rerum Novarum" che un anno fa ha ispirato Prevost per la scelta del nome pontificale. Sulla dottrina sociale della Chiesa il cattolico Rubio parla da tempo la stessa lingua del Papa suo connazionale. Al termine del colloquio con Leone, il segretario di Stato Usa ha visto il cardinale Pietro Parolin e monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati. È chiaro che la necessità di "coltivare buone relazioni bilaterali" tra le due parti abbia comportato un confronto sulle uscite antipapali di Trump. Era stato proprio Parolin, in versione sempre meno felpata dal post-conclave, a dire di non poter "non toccare l'argomento". Nonostante il clima "amichevole e costruttivo" delle due ore e mezza complessive di Rubio e seguito in Vaticano, l'impressione nelle sacre mura è che nemmeno lui possa dare garanzie sullo stop agli attacchi del presidente.

Quel che è certo è che il Papa, pur non volendo essere trascinato nella polemica, non si farà problemi in futuro a rispondere di nuovo se verrà accusato ingiustamente di volere l'arma nucleare l'Iran. In Vaticano, infatti, di armi nucleari per chicchessia non se ne vuol sentir parlare dai tempi di Paolo VI che sull'argomento scherzava: "Qui ci sono solo le alabarde delle guardie svizzere!".

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica