Tempi duri sull'asse Vaticano-Washington. La guerra sta allontanando i due statunitensi più importanti: Donald Trump e Robert Prevost. Non è questione di poco conto in un Paese dove l'elettorato cattolico è stato significativo per la vittoria del tycoon. C'è chi si lecca i baffi perché nelle attuali circostanze intravede la possibilità di "incoronare" Leone XIV a nemico giurato di Trump, così come sperato sin da dopo l'elezione. Invece il cardinale Raymond Leo Burke, punto di riferimento dei cattolici conservatori d'America (e non solo), in quest'intervista dà prova di come si possa essere leali al Papa ma non ostili all'amministrazione Trump.
Eminenza, oggi sarà a San Pietro alla veglia della pace?
"Certamente, mi unirò al Santo Padre per questo momento di preghiera fondamentale in un tempo di crisi come quello attuale. Sono ben felice di rispondere all'appello per chiedere che la pace sia restaurata al più presto possibile. Dobbiamo seguire quanto rivelato a Fatima nel 1917 e recitare il rosario alla Madonna, che è regina della pace".
È d'accordo con chi dice che Leone XIV si sta rivelando l'anti-Trump?
"La narrazione di uno scontro in atto è esagerata. Il Papa ha invitato tutti a lavorare per la pace, come è giusto che sia. La sua bussola è l'insegnamento della Chiesa che si trova nel Catechismo e che è stato sviluppato classicamente da Sant'Agostino".
Come giudica il comportamento di Trump?
"Si possono avere giudizi diversi sul modo di affrontare il problema, ma non si può certo pensare che la situazione in Iran fosse buona fino agli attacchi di Usa e Israele. Credo che dal suo punto di vista anche Trump abbia come obiettivo la pace, nel senso che vuole restaurare la pace interna in Iran e anche in rapporto alle altre nazioni. Questo perché il regime rappresenta una minaccia di armamenti nucleari per vicini e no. E poi, mi lasci dire una cosa...".
Prego...
"Dobbiamo pregare anche per la libertà del popolo iraniano che da troppi anni soffre per mano del regime degli ayatollah. Non possiamo dimenticarci i tanti civili uccisi in questi anni dalla repressione. Fa male vedere una grande nazione, con una ricca eredità culturale, distrutta da un regime così sanguinario".
Lei può vantare storicamente buoni rapporti con l'amministrazione repubblicana ed è molto amato nella base Maga. Sarebbe disponibile a svolgere un ruolo per facilitare il dialogo tra Santa Sede e Usa?
"Sono disposto ad aiutare in qualsiasi modo. Tuttavia, non sono un diplomatico e non sarei la persona giusta. Inoltre, credo che parlare di tensioni sia un'esagerazione. L'ambasciatore degli Usa presso la Santa Sede, un devoto cattolico, sta già facendo tutto il possibile per aiutare il dialogo tra le due parti. La cosa importante è che la porta resti aperta e che si trovi sempre il modo di parlare per vedere come la Chiesa può aiutare alla riconciliazione tra le nazioni".
Quindi non è vero che l'America di Trump e la Chiesa di Leone sono contrapposte?
"No. C'è un grande rispetto per la Chiesa in America e poi i cattolici hanno sempre contribuito molto alla vita della nazione in ogni suo aspetto. A lungo c'è stato un pregiudizio anticattolico secondo cui noi avremmo voluto che fosse il Papa a governare il Paese. Ma la dottrina non ha mai insegnato che la Chiesa deve governare.
Noi cattolici seguiamo l'insegnamento del Signore di dare a Cesare quello che è di Cesare e di dare a Dio quello che è di Dio. La Chiesa insegna i principi morali, ma poi lascia ai governanti la competenza per prendere decisioni".