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Quel patto nato nel 2003 su formazione reciproca, ricerca e armamenti. Da non utilizzare a Gaza

La cooperazione già ridotta al minimo dopo l'attacco alla Striscia. I nostri corpi speciali si sono addestrati con le teste di cuoio di Tel Aviv

Quel patto nato nel 2003 su formazione reciproca, ricerca e armamenti. Da non utilizzare a Gaza
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La cooperazione militare è stata ridotta al minimo dopo l'attacco a Gaza provocato dalla strage del 7 ottobre. I contratti per gli armamenti firmati prima rimangono confermati e non fanno parte del Memorandum. Eventuali nuovi sono sottoposti al vaglio del governo caso per caso. "Il segnale è politico, ma ci perdiamo più noi che gli israeliani. E l'effetto potrebbe essere un boomerang" spiega una fonte del Giornale. Il Memorandum d'intesa fra Italia e Israele "sulla Difesa e la cooperazione militare" scadeva lunedì 13 aprile. Prima era inutile o provocatorio fare qualcosa. Giorgia Meloni ha deciso di cancellare il tacito rinnovo per altri cinque anni, d'accordo con Difesa ed Esteri. "Bisognava aspettare la scadenza e non rinnovarlo. Questa è la posizione di equilibrio che ancora una volta il nostro governo ha preso in maniera giusta", ha dichiarato il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Il Memorandum era stato firmato a Parigi nel 2003 dai ministri della Difesa, Antonio Martino e Sahul Mofaz in seguito alla visita in Israele del premier Silvio Berlusconi. Scambi, esercitazioni, visite, collaborazione nel campo umanitario previste dall'accordo non sono mai stati cancellati del tutto anche dopo il 7 ottobre. L'intesa è composta da 11 articoli ratificati dal Parlamento nel 2005. Secondo gli atti "questo Memorandum è un accordo generale quadro che regola la cooperazione tra le Parti nel settore della difesa". L'articolo 1 annunciava lo scopo principale: "Rafforzare la cooperazione nel campo della difesa su basi di reciprocità". L'articolo 2 elencava i campi specifici di collaborazione a cominciare dalla "politica degli approvvigionamenti e industrie per la difesa" e l'"interscambio di materiali d'armamento".

Israele ha fatto sapere che "la decisione non ha alcuna ripercussione pratica sulla sicurezza". E non riguarda le vendite di armamenti, favorite dal Memorandum, ma che sono regolate da contratti e dall'autorizzazione ad hoc del ministero degli Esteri. Dopo il 7 ottobre manteniamo quelli precedenti ed eventuali nuovi non devono riguardare il possibile utilizzo a Gaza. A tal punto che nel 2023 i contratti ammontavano ad appena 10 milioni di euro e nel 2024 a zero. Le grosse vendite preesistenti hanno riguardato i pezzi di ricambio del caccia addestratore M-346 prodotto da Leonardo con un contratto firmato nel 2012. Stesso copione per l'elicottero addestratore AugustaWestland AW119 consegnato nel 2024. E le moderne corvette della Marina israeliane, impiegate anche a Gaza, sono dotate di un cannone Oto Melara da 76 millimetri, ma che fa parte di un contratto fra Stati Uniti, primo fornitore di armi, ed Israele.

Il Memorandum prevedeva "formazione e addestramento del personale militare" oltre a "partecipazione di osservatori ad esercitazioni" e "visite a unità navali ed aeree". Pure i corpi speciali si sono addestrati a lungo con le teste di cuoio israeliane, ma dal 7 ottobre hanno ridotto la collaborazione. I "programmi di ricerca e sviluppo in campo militare" previsti nell'articolo 3 sono un altro campo delicato e "sicuramente ci guadagnavamo più noi italiani" sottolinea la fonte. Il memorandum prevede anche la cooperazione in "operazioni umanitarie", che di fatto è avvenuta dopo il 7 ottobre con l'evacuazione dei feriti da Gaza. E sta avvenendo con il personale del Cimic presso il centro di comando di Kiryat Gat, a guida Usa, ma nello stato ebraico per la fase due del piano di pace nella striscia.

L'articolo 8 stabiliva che "potranno tenersi, alternativamente in Italia e in Israele, delle consultazioni periodiche fra i rappresentanti delle due Parti al fine di concordare possibili programmi di cooperazione bilaterale tra le rispettive Forze armate".

Dopo gli "incidenti" con i caschi blu italiani nel Sud del Libano e l'offensiva contro Hezbollah, che non tiene conto della tregua con l'Iran, palazzo Chigi ha deciso di dare un segnale chiaro agli israeliani e spuntare gli assalti dell'opposizione pro Pal.

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