Il Pd caccia chi difende l'onore degli alpini

Il Pd caccia chi difende l'onore degli alpini

Difendi gli alpini? Allora «sei fuori». Come nel peggiore dei reality show. Così funziona nel Pd che, nel giro di 24 ore, ha messo a segno un «uno-due» che la dice lunga sul suo concetto di democrazia interna al partito: prima costringendo alle dimissioni la consigliera regionale Sonia Alvisi e poi esautorando alcune iscritte dem di Trieste solidali con l'assessora regionale veneta Elena Donazzan (Fratelli d'Italia). La loro «colpa»? Essersi permesse di difendere l'onore del corpo degli alpini, infangato dalla campagna per il caso delle molestie avvenute durante l'ultima adunata delle penne nere a Rimini. Ma da ieri la brillante idea del «Daspo per gli alpini», con tanto di «abolizione dei raduni per almeno due anni» è già stata bypassata da un progetto ben più ampio: «Distruggere il patriarcato». Insomma - come spesso accade in Italia - si sta trasformando in farsa anche un tema delicato come quello delle «molestie sulle donne»; reato grave e odioso, nulla a che fare con «goliardate» o gesti di «cameratismo». Ma, probabilmente, il tema è troppo serio per essere affrontato da associazioni anacronistiche composte da signore e signorine che ancora vedono nell'uomo un «energumeno», un «violento», un «animale», un «ignorante» e via offendendo. Anche questo è toccato leggere sui giornali nei commenti di gentilissime e dottissime opinioniste che, per rozzezza di analisi, hanno battuto perfino le femministe più becere. E dire che sarebbe bastato poco per affrontare l'argomento in maniera civile e costruttiva, come hanno fatto - dando a tutti una lezione di buon senso - le «alpine» Linda Peli ed Elisabetta Mioni intervistate rispettivamente da Repubblica e Giorno.

Parole sensate pure dal sottosegretario alla Difesa ed esponente FI, Giorgio Mulè, ospite del programma «Un Giorno da Pecora» su Rai Radio1: «Le adunate alpini non vanno sospese al pari di altre manifestazioni, come quel capodanno a Milano che non venne sospeso. Quanto è accaduto mi ha sorpreso, specie per il numero, per la quantità, ma sarebbe stato lo stesso anche se fossero state solo dieci. Dopo di che bisogna vedere anche il tenore». Cioè? «Un complimento sbagliato è un conto, se uno allunga le mani, per quanto mi riguarda, gli vanno tagliate».

Basterebbero le manette.

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