Pd, guai senza fine ora nel partito si scannano sui soldi

In corso la battaglia sul patrimonio degli ex Ds. Senza un accordo Renzi può scordarsi di quel tesoro. La proposta di Bonifazi: "I vertici delle nostre fondazioni vengano eletti dall'Assemblea Pd". È così che il premier proverà ad aprire la cassaforte Ds?

Pd, guai senza fine ora nel partito si scannano sui soldi

«Spazio alle idee. Le Fondazioni e il loro patrimonio da problema a risorsa». Il titolo non inganni: dietro le parole c'è la battaglia in corso sul patrimonio ex Ds. La riunione con il tesoriere nazionale Francesco Bonifazi e altri tesorieri e segretari regionali è stata convocata dal renziano Pietro Bussolati, responsabile del Pd milanese. Decine di responsabili di sezioni in difficoltà chiedono di non pagare l'affitto al proprietario: «Visto che le fondazioni non sono delle immobiliari, ma un pezzo della nostra storia» attacca Francesco Majorino. Ma la fondazione vuole alzare i canoni, troppo bassi. Chi affitta le sedi al Pd è la Fondazione Elio Quercioli, cioè degli ex Ds, il partito che ha dato vita al Pd. Una situazione paradossale che Matteo Renzi è deciso cambiare, riportando il patrimonio - creato negli anni dalle sezioni del Pci con le donazioni e il lavoro dei militanti - al suo naturale erede, il Pd. Peccato che non sia così facile, perché le fondazioni (57 in tutta Italia) sono soggetti giuridici diversi e indipendenti dal partito, e poi perché sono guidate da ex diessini, antirenziani, decisi a tenere separato il patrimonio (più di 2mila immobili) dal Pd di Renzi. Tutti consiglieri e presidenti di fondazioni, tra l'altro, nominati a vita, difficili da rottamare. Ma una soluzione, per i vertici Pd va trovata, anche perché le casse languono, il 2013 si è chiuso con un rosso di 10 milioni, e il futuro non promette di meglio con i tesserati che crollano e il finanziamento pubblico che si estingue. «Non è una riunione fratricida - spiega Bonifazi -, è una discussione su come finanziare il Pd. Se ci sono beni immobiliari che vengono dai Ds, poi confluiti nel Pd, è evidente che la riflessione su cosa farne è opportuna. Ho trovato un partito che spendeva milioni, più delle entrate». E Bussolati rincara: «Non è possibile che il Pd debba avere così tanti problemi per trovare e mantenere una sede, visto poi che gli affitti sono sensibilmente aumentati rendendo impossibile per molti circoli mantenerli». Chiude Bonifazi: «Non dobbiamo scannarci sugli immobili, ma una soluzione va trovata».

Solo a Milano il Pd è inquilino della fondazione ex diessina in 50 circoli e la situazione si ripropone in tutta Italia. La volontà di riprendersi gli immobili è condivisa. «L'idea che la minoranza interna possa tenere le fila del patrimonio immobiliare è una posizione senza senso - spiega il tesoriere toscano Stefano Cioffo -. Non è ammissibile che possano chiudere delle sezioni perché non ce la fanno a pagare l'affitto alla fondazione. Quei luoghi sono stati costruiti dai militanti, dal sacrificio di chi ha fatto politica, di chi si è messo a disposizione. Non appartengono a qualcuno, ma alla storia Pd».

I dirigenti delle fondazioni, tutte riunite sotto il cappello della Associazione Enrico Berlinguer guidata dal senatore Ugo Sposetti, storico tesoriere Pci-Pds-Ds e ora senatore Pd non renziano, non vogliono cedere nemmeno uno sgabuzzino. «A Bonifazi non daremo un euro. I beni degli ex Ds sono degli ex Ds. Si finanzino con le loro cene vip, piuttosto - risponde Onelio Prandini, responsabile della Fondazione Modena 2007 -. Cosa vuole Bonifazi? Lui è il tesoriere del Pd. Se ci viene a trovare glielo spieghiamo di persona. E, da già che ci siamo, gli rinfreschiamo un po' la storia delle case del popolo...». Il problema è che senza un accordo Renzi può scordarsi il tesoro dei Ds, perché nulla li vincola a mettersi a disposizione del Pd, e tantomeno a condividere il patrimonio. E quindi? L'idea di Renzi e di Bonifazi prende a modello la Germania, dove i grandi partiti sono affiancati da una fondazione politica, diversa dal partito ma a disposizione per le attività del partito di riferimento. «Si può immaginare che i vertici delle nostre fondazioni vengano eletti dall'Assemblea Pd - spiega Bussolati -, o che nello statuto delle fondazioni siano specificati precisi compiti rispetto al Pd, devono essere uno strumento non delle immobiliari. Tutti cambiamenti che potrebbero passare da una modifica alla legge sul finanziamento ai partiti». È così che Renzi proverà ad aprire la cassaforte Ds?