I mercati hanno aperto la settimana in territorio positivo. L'arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti ha creato nuovi timori sullo scenario internazionale, ma per ora gli investitori hanno scelto di concentrarsi sulle ricadute economiche immediate, premiando i titoli tecnologici e quelli legati all'energia e alla difesa.
Il petrolio ha beneficiato subito dell'aumento dell'incertezza, con il Wti tornato sopra i 58 dollari al barile e il Brent in avvicinamento ai 62 dollari. In evidenza le big oil statunitensi, con Chevron (+5,6%) e ExxonMobil (+2,3%) sugli scudi, sostenute anche dalle parole di Donald Trump, che ha ribadito l'obiettivo di un "accesso totale al petrolio e alle altre risorse del Paese per poterlo ricostruire". Sul fronte azionario europeo, lo Stoxx 600 ha trovato slancio soprattutto nel comparto dei semiconduttori, mentre a Wall Street il Dow Jones ha superato per la prima volta la soglia dei 49mila punti.
In Europa la migliore seduta è stata quella di Francoforte, in rialzo dell'1,34%, seguita da Milano a +1,04%, con il Ftse Mib sempre più vicino ai 46mila punti. Gli acquisti hanno premiato il settore difesa, in particolare Leonardo (+6,3%) e Fincantieri (+4,5%). Secondo Ricardo Evangelista, senior analyst di ActivTrades, "la reazione iniziale dei mercati finanziari all'intervento degli Stati Uniti in Venezuela è stata di cauto ottimismo", legata all'idea che la rimozione di Maduro possa favorire "un riallineamento politico verso la sfera di influenza degli Stati Uniti".
Resta però alta l'attenzione sui rischi di medio termine. Per Thomas Mathews di Capital Economics "le implicazioni geopolitiche potrebbero mantenere elevati i premi di rischio su alcuni asset regionali". In questo contesto hanno continuato a correre i beni rifugio, con l'oro stabile sui 4.400 dollari l'oncia e l'argento verso quota 77 dollari.
Il vero protagonista è stato però il rame, che dopo un 2025 già brillante ha toccato il record di 13mila dollari a tonnellata. Deboli i titoli di Stato, con il Treasury Usa decennale sceso al 4,15%, mentre il dollaro si è rafforzato sia contro yen sia sull'euro.