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Petrolio, l'America sorpassa l'Arabia

Spediti 250 milioni di barili in 9 settimane. L'Opec alza ancora la sua produzione

Petrolio, l'America sorpassa l'Arabia
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Scacco matto Usa nello scacchiere energetico. Mentre l'Opec+ priva degli Emirati Arabi si affanna ad aumentare la produzione, e la "dissidente" annuncia maxi investimenti sul settore, gli Stati Uniti sono diventati il maggiore esportatore di petrolio con 250 milioni di barili spediti all'estero nelle ultime nove settimane. Secondo l'agenzia Bloomberg avrebbe così superato l'Arabia Saudita, anche se il balzo delle esportazioni avrebbe messo sotto pressione le scorte americane di greggio, che si stanno esaurendo rapidamente.

Una partita apertissima, quella sul petrolio, che preannuncia una nuova fase di tensione sui prezzi ancora legata al conflitto aperto con l'Iran e al blocco dello stretto di Hormuz. Non solo. "La prossima settimana l'Iran potrebbe dover iniziare a chiudere i pozzi petroliferi", ha detto il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, aggiungendo che "l'Iran abbia incassato meno di 1,3 milioni di dollari dai pedaggi per il passaggio nello Stretto di Hormuz, una cifra irrisoria rispetto ai loro precedenti introiti giornalieri derivanti dal petrolio", ha detto ripetendo il mantra di Trump: "i prezzi della benzina caleranno dopo la guerra a un livello più basso di quello precedente al conflitto".

Una rassicurazione che per ora non basta al mercato su cui, probabilmente avrà quindi poco effetto la mossa dell'Opec+: il cartello dei Paesi produttori di petrolio ha aumentato la produzione di 188.000 barili al giorno da giugno, nell'ambito dell' "impegno collettivo a sostegno della stabilità del mercato petrolifero".

La decisione, presa dopo l'uscita degli Emirati Arabi Uniti, punta più ad indicare stabilità che ad avere un'efficacia reale. Il tutto mentre si profila una difficile guerra dei prezzi: con gli Emirati che annunciano investimenti e si tengono le mani libere nella produzione. La Abu Dhabi National Oil Company, cioè la compagnia emiratina, ha annunciato in contemporanea con la riunione degli altri produttori, con una tempistica che non appare casuale, che investirà 55 miliardi di dollari in nuovi progetti nei prossimi due anni. Punta così ad espandere la propria capacità di cinque milioni di barili al giorno, fuori dalle quote concordate con l'Opec che ne limitava la produzione a 3,4 milioni di barili al giorno.

"Nella decisione di aumentare la produzione petrolifera da giugno si cela velatamente una mossa a difesa per la perdita degli Emirati Arabi Uniti dal club dei paesi produttori. L'idea è: diamo più greggio al mercato cercando di calmierare i prezzi dei greggi e nello stesso tempo togliamo al nostro ex alleato (gli Emirati) la possibilità di vendere a basso costo. Opec+ agisce sull'offerta a svantaggio di terzi paesi del Golfo Persico provando a verificare se il cartello viennese ha ancora potere nello scacchiere energetico internazionale", ha dichiarato il presidente di Federpetroli Michele Marsiglia.

Sullo sfondo, intanto, il Fondo Monetario Internazionale striglia i governi europei accusandoli di non indirizzare in maniera esclusiva le riduzioni delle accise sui carburanti e le altre misure di sostegno ai consumatori più vulnerabili. E questo nonostante gli avvertimenti sulla necessità di agire in modo mirato. Times Alfred Kammer, capo del Dipartimento europeo dell'Fmi ha spiegato sulle colonne del Financial Times che due terzi dei sussidi governativi e delle riduzioni fiscali in tutta l'Ue volti ad alleviare la crisi energetica non sono mirati.

Secondo Kammer, "anche se gli sforzi iniziali per proteggere i consumatori dall'aumento dei prezzi a causa della guerra in Iran sono modesti, i governi dell'Ue non stanno tenendo conto delle lezioni del 2022 con la guerra in Ucraina".

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