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Il piano di Squadra Fiore: "centrale di spionaggio"

Per i pm l'obiettivo per il sodalizio guidato dall'ex Dis Del Deo era accentrare tutte le intercettazioni

Il piano di Squadra Fiore: "centrale di spionaggio"
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L'inchiesta sulla Squadra Fiore non va fatta appassire. Come anticipato l'altro giorno, il Copasir ha già in mano le carte dell'inchiesta che vede tra gli indagati anche l'ex numero due di Aisi e Dis Giuseppe Del Deo, indagato per peculato e accesso abusivo a sistema informatico e considerato a capo della pattuglia di undici tra esperti hacker e ex agenti dei servizi segreti come l'ex responsabile della security Telecom Giuliano Tavaroli che tra il 2018 e l'agosto 2024 in cambio di denaro attraverso "attività clandestine di tipo para investigativo" sarebbe stata a disposizione di "committenti pronti a influenzare settori della politica e dell'imprenditoria" per "realizzare dossier contenenti informazioni raccolte abusivamente e illecitamente e spacciate per notizie giornalistiche" con cui ricattare i bersagli dei propri clienti.

Nel decreto di perquisizione eseguito dal Ros emergerebbe che l'obiettivo finale del presunto sodalizio sarebbe stato gestire con un'unica holding l'intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche (vecchio pallino di Tavaroli da sempre), soprattutto di quelle che i Servizi possono disporre all'insaputa delle Procure. In mano agli inquirenti ci sono migliaia di documenti e files, computer e cellulari sequestrati agli indagati, "una gran massa di dati - spiegano gli inquirenti - che verrà analizzato per trovare eventuali altri elementi utili alle indagini". Secondo le indiscrezioni a piazzale Clodio è atteso un incontro fra inquirenti e investigatori per fare il punto e decidere i prossimi passi da compiere.

Bisognerà soprattutto ricostruire i movimenti dei soldi verso l'estero e provare a rintracciare gli 8 milioni di euro di ammanco nelle casse dell'Aisi ipotizzati dagli investigatori. Mentre Del Deo si professa innocente ("Chiarirò tutto, dice dopo essersi autosospeso dalla presidenza del Cerved, estranea all'inchiesta), gli inquirenti sono convinti che almeno negli ultimi 14 anni l'ex numero due di Dis e Aisi avrebbe dirottato diversi milioni verso la società amica (specializzata nei sistemi di riconoscimento facciale e biometrici di cui sarebbe stato socio occulto) gestita da Enrico Fincati e di proprietà della Maticmind fondata da Carmine Saladino, imprenditore a cui è contestata anche la truffa. Assieme a loro due dal 2019 Del Deo sarebbe contitolare del Relais degli Ulivi vicino a Orvieto, attraverso una società a nome della mamma, comprata ufficialmente con 850mila euro pagati con tre bonifici e poi "svenduta" nel 2025 a poco più di 1,14 milioni.

Nel mirino c'è anche il contratto Nexus da circa 10 milioni per un prodotto venduto e disdetto nel luglio del 2024, dopo che Del Deo era già stato trasferito al Dis, che ha portato a uno scontro tra i gestori di Sind (Fincati e Nicola Franzoso, tra gli indagati) e lo stesso Saladino di Maticmind, secondo cui il valore del software - sostanzialmente open source - sarebbe stato di gran lunga inferiore a quello fatturato alla presidenza del Consiglio e venduto a un prezzo sproporzionato.

Di grande interesse investigativo sarebbe anche il filone dell'ex Popolare di Bari, con il dossieraggio che si sarebbe consumato dentro la banca (estranea alle indagini): difficile risalire al bersaglio di questo blitz, così come al committente.

Non è chiaro se questa operazione che avrebbe dovuto immortalare un'operazione bancaria riguardasse una scalata verso una società, il finanziamento a un politico o avesse a che fare con una delle tante Segnalazioni di operazione sospette che sarebbe servita per "mascariare" l'ignara vittima. In Procura a Bari bocche cucite, non senza qualche malumore per una vicenda pugliese di cui i magistrati non sarebbero stati pienamente informati.

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