"Pioggia di detriti", il razzo cinese fa paura

Si teme un rientro incontrollato del modulo della nuova stazione spaziale

"Pioggia di detriti", il razzo cinese fa paura

Long March 5-B che il 29 aprile scorso ha portato in orbita bassa il primo modulo della nuova stazione spaziale cinese potrebbe effettuare un rientro non controllato nell'atmosfera. Il timore degli scienziati è che i rottami della parte centrale del razzo possano finire al suolo, magari in un'area disabitata, e che il rientro incontrollato del razzo possa essere uno dei maggiori di sempre. Secondo quanto riporta il sito web specializzato SpaceNews, il Long March 5B è sceso di quasi ottanta chilometri di altitudine e sta perdendo quota avvicinandosi all'atmosfera terrestre. La perdita di quota e la velocità, circa 27.600 chilometri orari secondo calcoli di oggi, a un'altitudine di oltre trecento chilometri, rendono impossibile, attualmente, prevedere in quale punto della Terra i rottami del razzo possano cadere, anche se le possibilità di uno schianto al suolo sono comunque inferiori alle possibilità che finiscano in mare, che copre il 71% della superficie terrestre.

L'incertezza è stata criticata dagli esperti, che sottolineano come dal 1990 non si era mai lasciato che un vettore di oltre dieci tonnellate - il Long March 5B ne pesa circa 21 - potesse rientrare sulla terra fuori controllo. Il rientro è previsto intorno al 10 maggio, con uno scarto di due giorni prima o dopo questa data: in base all'orbita attuale, il razzo potrebbe cadere in un'area compresa, a nord, tra Pechino, New York e Madrid, o a sud, tra la parte meridionale del Cile e Wellington, in Nuova Zelanda. Data la velocità, anche solo un piccolo cambiamento potrebbe incidere sulle previsioni. Solo quando sarà chiaro il giorno del rientro in atmosfera, precisa Jonathan McDowell, astrofisico dell'università di Harvard, sarà possibile fare una valutazione accurata, all'interno di una finestra temporale di sei ore.

Anche il primo lancio di un vettore Long March 5B, lo scorso anno, aveva attirato forti critiche: dopo sei giorni in orbita, i rottami che non si erano carbonizzati al rientro nell'atmosfera finirono nelle acque dell'oceano Atlantico, ma se il rientro fosse avvenuto solo dieci o quindici minuti prima avrebbero potuto cadere su suolo statunitense. Il rientro fuori controllo era stato definito «molto pericoloso» dall'ex amministratore della Nasa, Jim Bridenstine. Già nel 2018, il rientro incontrollato nell'atmosfera della prima stazione spaziale cinese, la Tiangong-1, da otto tonnellate, aveva sollevato timori, ma non aveva provocato danni. L'anno successivo, invece, il rientro della Tiangong-2 era avvenuto in maniera controllata, nell'oceano Pacifico meridionale.

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