Il Pnrr ricarica le imprese sul tavolo altri 12,4 miliardi

Il governo risponde a Confindustria. Metà dell'importo finirà su transizione verde e digitale. Previsti crediti d'imposta

Il Pnrr ricarica le imprese sul tavolo altri 12,4 miliardi
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«Quando abbiamo varato la manovra qualcuno ha obiettato che mancavano le risorse per le imprese, semplicemente le stavamo concentrando nella revisione del Pnrr». Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha spiegato in questi termini sabato scorso al Forum internazionale del Turismo la revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che, al suo interno, ora contiene 12,4 miliardi di euro direttamente destinati alle aziende dei tre settori produttivi. E rispondendo così alle sollecitazioni che Confindustria le rivolge da mesi, anche in maniera un po' scomposta.

E ieri Palazzo Chigi ha dettagliato in via informale la ripartizione di queste risorse che andranno spese entro la prima metà del 2026. In particolare, per «Transizione 5.0», il pacchetto di crediti di imposta per agevolare la transizione green, sono dedicati 6,3 miliardi. La misura interessa i beni digitali (cioè quelli sovvenzionati da «Transizione 4.0» sia materiali che immateriali), i beni necessari per l'autoproduzione e l'autoconsumo di energia prodotta da fonti rinnovabili e la formazione del personale in competenze per la transizione ecologica. Il finanziamento dell'education rivolta al personale riporta in auge un'agevolazione di «Transizione 4.0» scaduta a fine 2022. Per dare il via a questa serie di incentivi è atteso un decreto legge da varare prossimamente in modo da mettere a terra subito le risorse.

Il supporto alle Pmi per l'autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, inoltre, prevede uno stanziamento di 320 milioni per attivare investimenti superiori a 600 milioni. Le piccole e medie imprese saranno aiutate nell'acquisto di sistemi e tecnologie digitali per la produzione di energia da fonti rinnovabili per l'autoconsumo, lo stoccaggio e l'accumulo. Il sistema produttivo sarà poi supportato con 2,5 miliardi destinati allo sviluppo delle filiere strategiche per la transizione verso un'economia a zero emissioni e l'efficienza energetica dei processi produttivi.

Altri 2 miliardi di euro finanzieranno i contratti di filiera nei settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo. E 850 milioni di euro sono previsti per le aziende agricole e di allevamento, per sostenere l'installazione di pannelli fotovoltaici, sistemi di gestione intelligente dei consumi elettrici ed accumulatori, nonché per incentivare la realizzazione di tetti energetici. Infine, nell'ambito del fondo tematico Bei per il turismo ci sono 308 milioni di euro aggiuntivi per sostenere la competitività del settore turistico.

Ovviamente, anche questo intervento la cui riuscita non era affatto scontata (vista la diffidenza di Bruxelles nei confronti dell'Italia) e che rappresenta un successo del ministro degli Affari Ue, Raffaele Fitto, non poteva essere scevro dalle polemiche politiche Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha sollecitato il governo a impiegare i 12,4 miliardi per finanziare «Transizione 5.0» e, in particolare, gli sconti sugli acquisti di energia per le imprese.

A parte il fatto che, come visto, i fondi sono destinati a tutti i settori produttivi e non solo all'industria (e che si tratta di impegni del Piano), la manovra italiana è stata apprezzata per la sua sobrietà sugli aiuti di Stato. E anche se Germania e Francia in Europa fanno come par loro, l'Italia purtroppo non può permetterselo.

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