Porte aperte a tutti e no alle pattuglie. Così la sinistra ha messo a rischio il cuore di Milano

C'è un "tema sicurezza" ma "ho detto e ribadisco che Milano non è in emergenza". Citofonare Beppe Sala, il sindaco di Milano che abita in centro e ha una percezione sensibilmente diversa dai cittadini

Porte aperte a tutti e no alle pattuglie. Così la sinistra ha messo a rischio il cuore di Milano

C'è un «tema sicurezza» ma «ho detto e ribadisco che Milano non è in emergenza». Citofonare Beppe Sala, il sindaco di Milano che abita in centro e ha una percezione sensibilmente diversa dai cittadini costretti a tornare tardi in metrò, guardandosi alle spalle nella casbah di via Arquà o nel quartiere popolare di San Siro. Ma capita pure (è capitato l'ennesima volta lunedì) che alle 17 del pomeriggio in stazione Centrale - 500 metri in linea d'aria dal Bosco Verticale - un marocchino irregolare e con precedenti per scippo accoltelli sei passanti e per miracolo non ci scappi il morto. Il sindaco con un video su Instagram ha spiegato che quanto accaduto «è un fatto assolutamente grave» ma «non c'è un'emergenza». Il vicepresidente del più grande Radiotaxi di Milano ieri ha provato a spiegargli che parlare solo di tema sicurezza, «è almeno riduttivo». Da mesi, se non anni, i tassisti che hanno uno sguardo ampio dal centro alla periferia avvertono che la situazione sta peggiorando: «La polemica politica non ci interessa ma noi, come i tanti cittadini che letteralmente ci saltano a bordo pur di non imbattersi in molestatori o scippatori, alcune zone anche centrali sono terra di nessuno».

«Sicurezza percepita» è il leit motiv della sinistra che da dodici anni, prima con Pisapia e poi con Sala, governa Milano senza disturbare i centri sociali che occupano illegalmente spazi pubblici e in cima alla lista delle priorità piazza ciclabili, Ztl antismog, «piazze tattiche» con tavoli da ping pong e panchine puntualmente occupate da balordi. Per la sinistra i milanesi sono troppo «sensibili». L'estate scorsa persino Chiara Ferragni con una storia su Instagram aveva lanciato un allarme direttamente a Sala: «Sono angosciata e amareggiata: ogni giorno rapine in casa, nei negozi e in strada. La situazione è fuori controllo». Replica piccata all'imprenditrice digitale: «Un problema di sicurezza a Milano? Non condivido quello che dice, è un'opinione. Ma capisco che quello della sicurezza è un tema delicato, che c'è una sensibilità nella città». Percezione, sensibilità. «Stanno dipingendo Milano come Gotham City, buia, paurosa, ma che film è?» ripetevano Sala e Pd durante la campagna per il bis.

Dopo le violenze di capodanno 2022 in piazza Duomo Sala ci mise undici giorni per prendere la parola e scusarsi «con le ragazze a nome della città, spero in pene severe». In azione gang di stranieri e italiani di origine nordafricana. Silenzi imbarazzati a sinistra, presa di mira per le politiche buoniste. «Voglio costruire ponti non muri» predicava Sala alla testa del corteo pro migranti del 20 maggio 2017 promosso dall'allora assessore Pierfrancesco Majorino, appena sconfitto da Attilio Fontana alle Regionali. Un anno dopo, la replica con il picnic multietnico al parco Sempione: «Non abbiamo paura delle diversità. Sono l'anti Salvini» l'urlo di Sala. In compenso, se il primo atto di Giuliano Pisapia sindaco fu ridimensionare i militari in città («non pattuglieranno più, solo presidio di zone sensibili») e istituire l'assessorato alla Sicurezza e Coesione sociale, nel primo mandato Sala chiese al governo più soldati. Anche se la sinistra lo fulminò in aula: «Non c'è bisogno di militarizzare la città».

Idem quando decise di scorporare le deleghe: «Pisapia aveva unito Sicurezza e Coesione per evidenziare che avremmo affrontato il tema sicurezza in maniera diversa dalle giunte di centrodestra». La linea da archiviare era quella della «tolleranza zero». Missione compiuta.

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