L'esodo delle toghe che confluiscono nel Pd non si ferma, in un meccanismo di porte girevoli che continua a ripetersi. L'ultimo caso che sta infiammando il dibattito soprattutto all'interno della magistratura riguarda l'ex procuratore generale di Napoli Luigi Riello, che oggi figura tra i componenti della nuova segreteria regionale del Pd. Sarà lui che avrà la delega alla Giustizia, come annunciato da Piero De Luca (anche chiamato De Luca junior in quanto figlio dell'ex governatore Vincenzo), segretario regionale Pd Campania. A commentare il caso in modo durissimo, è Luigi Bobbio, giudice al Tribunale di Nocera Inferiore, quindici anni in trascorsi Procura, di cui otto in Dda: "Io voglio bene a Riello e lo stimo enormemente. Però davvero, il travaso dalla magistratura al Pd e alla sinistra in generale non ha mai fine. Grasso, Roberti, Cafiero de Raho, Mancuso, Scarpinato, Carofiglio, adesso Riello. Tutti i magistrati che hanno ricoperto i massimi ruoli di vertice dell'ordine giudiziario. Per loro onori e coccole, pure quando erano in servizio. Per noi pochissimi non di sinistra solo mazzate di morte. Fatevi una domanda e datevi una risposta". Ma non è l'unico collega (o ex) a non aver preso di buon grado questa nomina che ha un chiaro sapore politico e soprattutto un gusto retrò, quel già visto in decine di occasioni e che, come dice Bobbio a Il Giornale "non fa certo star tranquilli gli italiani, non può che rafforzare in loro la convinzione, peraltro rispondente alla realtà, che la stragrande maggioranza dei magistrati sia di sinistra". Lo stesso Bobbio che denuncia il trattamento ricevuto: "Finché non sono sceso in politica ero considerato uno dei migliori magistrati, ma quando mi sono schierato con la destra ho avuto non so quanti procedimenti disciplinari, e sei processi da cui sono stato poi assolto". E denuncia un vero e proprio andamento lineare: "Quello che è singolare in questo trend, perché così va chiamato, è che riguarda molti magistrati che hanno raggiunto i massimi vertici. Ben tre procuratori nazionali antimafia, finito il loro mandato, sono stati eletti con il Pd o i 5 Stelle: io ho avuto la mia esperienza politica, come la legge mi consente, ma prima che facessi ciò nessuno poteva pensare nell'ambiente giudiziario quale fosse il mio orientamento. Quello che, invece, preoccupa negli altri casi è che loro lo facciano subito dopo la fine della carriera, il che vuol dire che potrebbero aver coltivato la loro attività politica durante il mandato. Questo è quantomeno un legittimo dubbio". E la quasi totalità dei casi riguarda magistrati che hanno svolto la loro carriera nella magistratura inquirente. Ma ciò che desta stupore nella scelta di Riello è anche il fatto che suo figlio eserciti nel medesimo ambiente, essendo giudice penale nel distretto di Napoli (Santa Maria Capua Vetere). Ed è necessario sottolineare che a risentire delle scelte non debbano mai essere i figli, o chi non ha alcuna responsabilità, ma è inevitabile che i dubbi e le malignità circolino. A intervenire anche il presidente di sezione della Corte di giustizia tributaria di Napoli ed ex pm antimafia, Paolo Itri, che ribadisce la serietà e la preparazione del collega pur non condividendone la scelta: "Sono contrario al fatto che magistrati assumano incarichi di natura politica a così poco tempo dalla pensione. Sono scelte libere, ma soprattutto in questo momento storico, dopo un referendum fortemente polarizzato, certe scelte possono determinare nell'opinione pubblica sospetti e alimentare dietrologie, bisogna tenerne conto".
Anche perché, aggiunge "l'immagine del magistrato rischia di risentirne, anche perché, soprattutto negli ultimi anni, numerosi sono i casi di ex magistrati passati in politica dopo avere rivestito prestigiosi incarichi. Cosa possono pensare i cittadini?".